LA RICETTA IN DIRETTA RADIO – Polpette di ricotta vegetale

Ecco per voi la ricetta in diretta delle polpette di ricotta. Ovviamente in versione veg ma, non per questo, meno buone. Anzi… e sono pure più leggere!! Un piatto della tradizione che ho rivisitato con ottimi risultati. Provare per credere!!

INGREDIENTI PER  4 PERSONE
400 grammi di ricotta vegetale
60 grammi di parmigiano vegetale
60 grammi di pangrattato più pangrattato per ripassare le polpette
Olio EVO q. b.
Sale q. b.
Olio per la frittura (io ti consiglio l’olio EVO)
Facoltativo:
Prezzemolo tritato
Noce moscata grattugiata
Pepe nero

PROCEDIMENTO
Impasta tutti gli ingredienti (se l’impasto dovesse risultare troppo morbido puoi aggiungere un po’ di pangrattato) e forma delle polpettine rotonde di circa 3 centimetri di diametro. Passale nel pangrattato e friggile in abbondante olio bollente finché non sono ben dorate.

Un pizzico di… storia – Mary Shelley e olive verdi schiacciate

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sull’Illuminismo vi parlo di alcune personalità, più o meno note, che si contraddistinguono per la loro visione. Finalmente ho trovato notizie su una donna. La straordinaria Mary Shelley. Ovviamente non perché prima di lei non ci fossero donne vegetariane ma perché ben poche sono le donne di cui parlano i libri di storia.

Ma, prima di parlare dell’autrice di Frankestein, bisogna menzionare il (poco noto ai più) medico inglese William Lambe (1765 – 1847), considerato pioniere del veganesimo. Il dottor Lambe ritiene che una dieta di stampo vegetale e a base di acqua distillata possa curare diverse malattie e prova in prima persona, con successo, questo tipo di alimentazione.

Un paziente del Dottor Lambe, John Frank Newton (1767 – 1837), con l’intento di diffondere le idee del suo medico, nel 1887 pubblica The Return to Nature: Or a Defense of the Vegetable Regimen. Newton era anche seguace dello zoroastrismo, la religione fondata da Zarathustra di cui ho parlato nella prima puntata.

Mary Shelley

“The Return to Nature” e l’incontro con il suo autore influenzano i coniugi Shelley i quali adottano un regime vegetariano dichiarando di riscontrare notevoli vantaggi per la salute. Percy (1792 – 1822) e Mary Shelley (1797 – 1851) sviluppano anche una coscienza vegetariana che va oltre la motivazione salutistica, comprendendo quella etica. Scrivono due articoli sulla dieta di tipo vegetale e sostengono anche la necessità di consumare prodotti locali poiché nascendo in un determinato paese ci si adatta al suo ambiente naturale. Affermano addirittura che un inglese non deve consumare vini provenienti da altri paesi così come le spezie indiane!

Nell’articolo “A Vindication of Natural Diet” possiamo leggere:  “Il veganesimo vi darà longevità. Evitare la carne non significa automortificazione, ed è a vantaggio sia vostro che dell’ambiente naturale di cui fate parte. Sarete ricompensati per questo”

OLIVE VERDI SCHIACCIATE

Da piccola guardavo un cartone animato in cui Frankestein era di colore verde. Quindi potete comprendere da soli che tipo di associazione di idee mi è venuta in mente!

Le olive verdi schiacciate sono veramente golosissime. Ottime per un antipasto ma anche per farcire panini da portare in spiaggia e gustare in riva al mare.

INGREDIENTI:
Olive verdi
Peperoncini piccanti
Aglio
Semi di finocchio
Carote
Sedano
Origano secco
Sale
Olio EVO

PROCEDIMENTO:

Il procedimento di questa ricetta è un po’ lungo poiché le olive devono essere schiacciate (con una pietra piatta) e denocciolate una per una! Ma, con un po’ di fortuna, in alcuni mercati troverai chi ha fatto questo lavoro per te e potrai acquistarle già schiacciate e pronte per essere messe a bagno, in acqua fredda, per un paio di giorni così perderanno il sapore amaro.

Mi raccomando: cambia l’acqua almeno una volta al dì.

Quando le olive saranno diventate dolci falle sgocciolare per bene e ponile in un contenitore aggiungendo il peperoncino piccante tagliato a rondelle, l’aglio sminuzzato, i semi di finocchio, le carote e il sedano tagliati a cubetti piccoli, l’origano, una manciata di sale e abbonante olio EVO.

Così conciate possono durare anche 10 giorni in frigorifero. Se messe in un barattolo e ricoperte di olio posso durare anche un anno!

LA RICETTA IN DIRETTA RADIO – Melanzane ripiene (tutte vegetali!)

Finito il periodo di chiusura causa Covid, finalmente ritorno a trasmettere il programma dagli studi radiofonici di RTM. Con tanto di vero microfono e telecamere. Ah, che bellezza!

Ecco per voi la ricetta in diretta delle melanzane ripiene. Ovviamente in versione veg ma, non per questo, meno buone. Anzi… e sono pure più leggere!! Un piatto della tradizione, sia calabrese sia siciliana, che ho rivisitato con ottimi risultati. Provare per credere!!

INGREDIENTI PER  4 PERSONE
4 melanzane medie
200 grammi di pane casareccio raffermo
Lievito alimentare in scaglie
Mozzarisella
Olive nere denocciolate tagliate a pezzettini
Capperi
Basilico
Uno spicchio di aglio
Prezzemolo
Sale q. b.
Pepe nero q. b.
Olio EVO

PROCEDIMENTO
Taglia le melanzane a metà (in lungo) e falle bollire in acqua salata. A cottura ultimata scolale. Intanto trita grossolanamente il pane raffermo. Quando le melanzane si saranno intiepidite, togli la polpa e tagliuzzala in una ciotola. Quindi unisci il pane tritato grossolanamente, il parmigiano vegetale, la mozzarisella, i pezzetti di olive nere, i capperi, l’aglio tritato, l’olio EVO, il prezzemolo e un pizzico di pepe nero. Mescola per bene e usa l’impasto per riempire le metà delle melanzane. Disponi le metà in una teglia ben oliata e inforna a 180° per circa mezz’ora, finché non si formerà una crosticina dorata. Puoi servirle anche fredde.

Un pizzico di… storia – L’Illuminismo e “pipi e patati” (peperoni e patate)

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Rinascimento passiamo all’Illuminismo.

Con l’Illuminismo la teorizzazione sui diritti degli animali diventa più strutturata e consapevole. Tutto ciò sposta la riflessione di alcuni pensatori sulla necessità di una dieta che non nasca da esseri che vengono soppressi e che soffrono.

Fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo ha luogo una vera rivoluzione vegetariana grazie alla teoria evoluzionista di Darwin, che dimostrò la continuità tra animali non umani e uomo (Dalla fabbrica alla forchetta, Agire Ora edizioni, Torino 2008, pag. 48).

In questo articolo è doveroso citare l’abate Condillac (1714 – 1780) il quale, nel suo Trattato sugli animali del 1755, afferma che gli animali hanno la stessa sensibilità degli uomini.

Personalità di spicco di questo periodo sono il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778), il quale consiglia una dieta vegetariana per rispetto verso gli animali e il giurista inglese Jeremy Bentham (1748 – 1832) strenuo sostenitore dei diritti degli animali e fondatore dell’utilitarismo. L’utilità deve guidare l’azione morale tenendo sempre presente che il fine deve essere un piacere duraturo che, però, non deve nascere da azioni dolorose per sé o per altri esseri viventi.

Il primo a scrivere un trattato organico e strutturato sul cibo vegetariano, il “Cibo pitagorico” è Vincenzo Corrado. Erudito brindisino nato nel 1736, canonico e maestro di cerimonie del principe di Francavilla, il cui sapere spaziava in molti campi.

PIPI E PATATI (PEPERONI E PATATE)

Come mai ho abbinato all’Illuminismo questa golosissima ricetta tipica calabrese? Semplicemente perché ne ho voglia. Si tratta di un tipico piatto estivo della mia regione d’origine (che in estate mi manca sempre di più). Ricetta ottima da gustare anche fredda ed è buonissima il giorno dopo. Quindi ci siamo! Buon appetito! Ah, vi ho scritto anche la variante col pomodoro.

Ps. Certo, è un piatto in cui è presente la frittura. Ma una volta tanto…!

INGREDIENTI
Mezzo chilo di patate silane
Mezzo chilo di peperoni verdi e tondi
Olio EVO 
Sale q. b.

PREPARAZIONE

Pela, lava e taglia a spicchi le patate. Lava, pulisci i peperoni togliendo i semi e il picciolo e dividili, in base alla grandezza, o in due o in quattro parti. Friggi in abbondante olio EVO i peperoni (così l’olio si insaporisce e conferisce maggiore sapore alle patate), raccoglili con una schiumaiola e falli sgocciolare sulla carta assorbente. Nello stesso olio friggi le patate e falle asciugare sulla carta assorbente. Metti i peperoni e le patate in una ciotola, sala e mescola bene.

VARIANTE COL POMODORO

In una padella ampia fai friggere a fuoco vivace in un po’ di olio EVO uno spicchio d’aglio e 4 pomodorini dolci oppure 2 grandi. Aggiungi i peperoni e le patate già fritte e fai insaporire per un paio di minuti. Anche questo piatto è ottimo da gustare freddo e saporitissimo il giorno dopo. 

Un pizzico di… storia – Il Rinascimento e frittelle di fiori

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Medioevo è arrivato il momento del Rinascimento.

Durante il Rinascimento, l’Italia primeggia sugli stati europei non solo per l’arte e la cultura, per le trasformazioni e le innovazioni, ma anche sul piano della gastronomia. Presso le varie corti si svolgono banchetti sfarzosi dove opulenza ed eleganza sono le parole d’ordine; vengono rivalutati ortaggi e verdure che sono presentati ai commensali sotto forma di ricette elaborate; è anche l’epoca in cui nasce l’arte dell’alta pasticceria e della confetteria.

Caterina De’ Medici esporta in Francia il gusto, la raffinatezza e le ricette della sua Firenze: da questo momento la cucina diventa arte.

Uno dei più famosi vegetariani della storia è Leonardo da Vinci. Al genio del rinascimento è attribuito un libro di ricette realizzate esclusivamente con frutti e verdure. Inoltre, Giorgio Vasari, nelle Vite, ci racconta un aneddoto particolare: “Passeggiando tra le bancarelle del mercato a Firenze, un giorno Leonardo si imbatté in un venditore di uccellini, tutti, ovviamente, chiusi in gabbia. Commosso fino alle lacrime, il grande artista li comprò tutti e poi li lasciò volare via, liberi.”.

Il Genio, nei suoi Appunti scrisse: “verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, e anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto”.

Nello stesso periodo, l’umanista e gastronomo Bartolomeo Sacchi (1421 – 1481) scrive De honesta voluptate et valitudine, il primo libro di gastronomia italiana dopo quello di Apicio (25 a. C. – 37 d. C.). La sua è una visione rivoluzionaria, grande attenzione viene posta alla valorizzazione dei cibi e al gusto per il mangiare. Molti piatti proposti sono vegetariani e veramente innovativi per l’epoca.

Nella sua opera più famosa, Elogio della Follia (Erasmo da Rotterdam, Paolo Sanasi a cura di, Elogio della Follia, edizione Acrobat, Siena), Erasmo da Rotterdam (1469 ca. – 1536) fa parlare la Follia che affronta con violenza satirica i costumi dell’epoca in cui l’umanista vive. Erasmo non fa sconti a nessuno e ironizza sui nobili che provano “un incredibile piacere tutte le volte che sentono il suono cupo del corno e l’abbaiare dei cani” (Erasmo da Rotterdam, Cit. pag. 16). I gesti ieratici del signore che insegue, uccide, squarta, ammirato dalla folla che lo circonda, sembra elevarlo nella sua nobiltà, e la selvaggina che divora lo fa sentire un re mentre non è altro che una belva feroce.

Il “dispiacere” (Michel de Montaigne, Della crudeltà, Adelphi, Milano 1992, pag. 559) che Montaigne (1533 – 1592) prova per la sofferenza degli animali lo porta a riflettere sulla crudeltà degli uomini e ad affermare, includendo anche il mondo vegetale tra le creature viventi, che “un certo rispetto e un generale dovere di umanità… ci lega non solo alle bestie che hanno vita e sentimento ma anche agli alberi e alle piante” (de Montaigne, Cit. Pag. 560).

Frittelle di fiori di zucchina

Il Rinascimento mi fa inevitabilmente pensare alla Primavera del Botticelli. Quindi ho abbinato un piatto semplice ma che è un’esplosione di gusto. Le frittelle di fiori di zucchina. Le frittelle più buone sono sempre quelle mangiate di nascosto mentre la mamma le frigge.

INGREDIENTI

2 mazzetti di fiori di zucchina

Farina q. b.

Acqua gassata fredda

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio per frittura

PROCEDIMENTO

Lava con delicatezza i fiori di zucchina e privali dei pistilli. Tagliali grossolanamente con le mani. In una boule prepara una pastella con la farina e l’acqua gassata. Mescola prestando attenzione che non sia né troppo liquida né troppo solida. Alla fine aggiungi il sale e il pepe nero. Versa nella pastella i fiori di zucchina tagliuzzati e mescola per bene. Friggili in olio abbondante il preparato prendendolo di volta in volta con un cucchiaio. Quando le frittelle sono dorate mettile ad asciugare sulla carta assorbente e servile ben calde. P.s.: i fiori di zucchina puoi pure lasciarli interi e immergerli singolarmente nella pastella.

Un pizzico di… storia – Plutarco e melanzane ripiene

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Mercoledì scorso vi ho parlato dell’alimentazione dell’antica Roma e di quanto fossero veg i gladiatori, oggi vi espongo il pensiero di un grande filosofo, scrittore e biografo greco vissuto sotto l’impero romano: Plutarco (46 – 120 d. C.).

Sorprendenti, per l’estrema sensibilità nei confronti degli animali e per la visione moderna che li contraddistingue, sono i Moralia di Plutarco, animalista ante litteram.

Nel De mangiare carne afferma: “Che l’uomo non sia carnivoro di natura è provato, in primo luogo dalla sua struttura fisica. Il corpo umano non ha nessuna affinità con alcuna creatura formata per mangiar carne. […] Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se l’anima presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di anima?”.

E ancora si interroga su «come poté la vista sopportare l’uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l’olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?». (Plutarco, Del mangiare carne, Edizioni Mille Lire – Stampa alternativa, Roma 1995, pagg. 11, 15, 16).

Ciò che lo scrittore greco pone in evidenza è che il cibarsi di carne è un fattore culturale e non naturale; tale argomentazione è stata trattata di recente da Melanie Joy in un testo che ha avuto notevole successo e di cui parlerò in un prossimo articolo.

Melanzane ripiene

Per un personaggio così bello come Plutarco ci vuole un piatto importante, un piatto tipico della tradizione culinaria della mia terra d’origine, la Calabria, ma che ho ritrovato anche in Sicilia. Le melanzane ripiene o, meglio, i milingiani chini.

INGREDIENTI PER  4 PERSONE

4 melanzane medie

200 grammi di pane casareccio raffermo

Lievito alimentare in scaglie

Mozzarisella

Olive nere denocciolate tagliate a pezzettini

Capperi

Basilico

Uno spicchio di aglio

Prezzemolo

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio EVO

PROCEDIMENTO

Taglia le melanzane a metà (in lungo) e falle bollire in acqua salata. A cottura ultimata scolale. Intanto trita grossolanamente il pane raffermo. Quando le melanzane si saranno intiepidite, togli la polpa e tagliuzzala in una ciotola. Quindi unisci il pane tritato grossolanamente, il parmigiano vegetale, la mozzarisella, i pezzetti di olive nere, i capperi, l’aglio tritato, l’olio EVO, il prezzemolo e un pizzico di pepe nero. Mescola per bene e usa l’impasto per riempire le metà delle melanzane. Disponi le metà in una teglia ben oliata e inforna a 180° per circa mezz’ora, finché non si formerà una crosticina dorata. Puoi servirle anche fredde.

Un pizzico di… storia – Pitagora e fave fresche!

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti i quali, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Ogni mercoledì pubblico un articolo su tale argomento, ogni personaggio è accompagnato da una mia ricetta inedita. L’abbinamento può dipendere da una mia bizzarra associazione di idee o da un ingrediente correlato alla persona di cui parlo.

In Occidente, la consuetudine di non mangiare carne come scelta volontaria per motivazioni etiche e religiose affonda le sue radici nell’antica Grecia, dove l’alimentazione era basata soprattutto su piante spontanee, cereali e legumi. La carne era riservata a eventi particolari o sacrifici religiosi.

Pitagora (570 – 495 a. C.) filosofo, matematico, astronomo e politico, è considerato il padre occidentale del vegetarianesimo.

Il pensiero del filosofo greco, probabilmente influenzato da altre culture come quella egiziana, si basa su una visione ecocentrica e antispecista in quanto considera l’essere umano sullo stesso piano degli altri animali.

Nelle Metamorfosi Ovidio gli fa dire: «Astenetevi, oh mortali, dal contaminarvi il corpo con pietanze empie! Ci sono i cereali, ci sono i frutti che piegano con il loro peso i rami, grappoli d’uva turgidi sulle viti. Ci sono verdure deliziose, ce n’è di quelle che si possono rendere più buone con la cottura. E nessuno vi proibisce il latte, e il miele che profuma di timo. La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e di sangue. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo, vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l’abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele povere carni piagate, facendo il verso col muso ai Ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?» (Ovidio, Metamorfosi, XV, 75-95, Mondadori, Milano 2015).

Pitagora e gli allievi della sua scuola credevano nella metempsicosi, la trasmigrazione delle anime, secondo cui l’anima degli animali è uguale a quella degli uomini. Per tale motivo uccidere un animale era considerato alla stessa stregua di uccidere un essere umano.

Pasta con le fave fresche

Si narra che Pitagora preferì essere catturato invece di nascondersi in un campo di fave. Le fave erano un legume bandito dalla scuola pitagorica. E, inevitabilmente, è il primo ingrediente che mi balza in mente pensando al piatto da associare al filosofo greco. Che mi possa perdonare!

INGREDIENTI

250 grammi di ditaloni rigati integrali

Un chilo di fave fresche

Una cipolla rossa di Tropea

Acqua q. b.

Circa 20 grammi di olio EVO

Sale q.b.

Pepe nero q. b.

PROCEDIMENTO

Affetta la cipolla e mettila in un tegame con l’olio caldo. Aggiungi un pizzico di sale e continua a farla rosolare, quindi aggiungi un po’ di acqua e, dopo una trentina di secondi, aggiungi le fave fresche. Verso fine cottura aggiusta di sale e pepe.

Intanto cuoci la pasta e uniscila alle fave prima che sia al dente. Se necessario aggiungi un po’ di liquido di cottura della pasta. Ultima la cottura e, una volta spento il fuoco, lasciala riposare per un minuto.

Un pizzico di… storia – I Veda

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nel primo articolo vi ho parlato di Zarathustra. Oggi prendo in considerazione non un personaggio bensì una delle più antiche e famose raccolta di testi, non tutti sacri: i Veda.

Al contrario di quanto si possa pensare, il veganesimo non è una “moda” recente. Infatti, già nei Veda, la raccolta di testi elaborata dagli Arii, il più antico dei quali è ascrivibile al 2500 a. C., si possono leggere raccomandazioni per un’alimentazione di tipo vegano: «Se una persona mangia carne umana, di cavallo o di altri animali, e priva gli altri del latte uccidendo le mucche, o re, se tale essere malvagio non desiste con altri mezzi, allora non devi esitare a tagliargli la testa.» (Rig Veda, 10, 87, 16).

E ancora: «Le anime nobili, che praticano la meditazione e le altre discipline dello yoga, che sono attente a tutti gli esseri e che proteggono tutti gli animali, sono quelle che hanno davvero intenzioni serie verso le pratiche spirituali» (Atharva Veda, 19, 48, 5).

L’alimentazione del vero yogi, infatti, dovrebbe essere basata esclusivamente su alimenti di origine vegetale per una migliore elevazione dello spirito.

Melanzane a funghetto

A questo articolo avrei potuto abbinare una ricetta dell’alimentazione Ayurvedica ma sarebbe stato troppo scontato. E poi, all’Ayurveda, incredibilmente vasta e con una visione spiccatamente differente rispetto a quella occidentale, ho già in mente di dedicare altri articoli e corsi.

Foto di Marta Ranieri

Agli antichi testi indiani dei Veda abbino un contorno semplice ma golosissimo, che ha come protagonista la melanzana, che sembra abbia origini proprio in India.

INGREDIENTI PER  4 PERSONE

2 melanzane viola grandi

Farina di tipo 1 q. b.

Acqua q. b.

Olio EVO 

Sale integrale

PREPARAZIONE

Lava le melanzane e tagliale a bastoncini piuttosto grossi. Mettili in una ciotola con acqua salta affinché perdano l’amaro. Dopo un paio d’ore sciacquali e strizzali per bene. Passa i bastoncini di melanzana nella farina e friggili in abbondante olio EVO. Falli asciugare sul panno carta impattali, aggiungi il sale e servili ben caldi.

PEPERONI DELLA MAMMA


Ingredienti:
Tre grossi peperoni
Pangrattato di pane casereccio
Sale integrale
Olio EVO

Procedimento:
Lava e pulisci i peperoni togliendo i semini e i filamenti bianchi. Tagliali a pezzettoni. Fai scaldare abbondante olio EVO in una padella e friggi i peperoni. Raccoglili con una schiumaiola e ponili sulla carta assorbente. Salali e rimettili nella stessa padella in cui li hai fritti dopo aver tolto quasi tutto l’olio. Quindi alza la fiamma, cospargili con due manciate di pangrattato e rigira velocemente per evitare che si attacchino sino a che il pangrattato non si abbrustolisce.

POMODORI SOTT’OLIO

Ricetta raw e gluten free

I pomodori secchi sono molto più di un gustoso antipasto in quanto possono rappresentare l’ingrediente principale di gustosi primi o secondi piatti. Per quanto riguarda la varietà, è preferibile usare pomodori di dimensioni piccole o medie, non importa se rotondi o allungati.
Ci sono diverse modalità con cui essiccare i pomodori: naturale e con l’essiccatore.
 
L’essiccazione naturale è quella tradizionale, usata dalle donne di un tempo. Non comporta il consumo di energia ma bisogna armarsi di particolare premura e pazienza per evitare che i pomodori si rovinino.
Per essiccare i pomodori, lavali bene sotto l’acqua corrente a tagliali a metà, svuotali dai semi, cospargili di sale e mettili su una rete rigida. Ricorda che la parte della polpa va messa verso l’alto. Poni la rete al sole durante il giorno (dovrebbe essere inclinata per una migliore circolazione dell’aria) e toglila al tramonto. Ripeti l’operazione nei giorni seguenti sino a quando i pomodori non saranno secchi. A seconda delle condizioni climatiche ci possono volere anche 10 giorni, l’umidità ritarda il processo di disidratazione.

L’essicazione con il disadratatore è di gran lunga più semplice e veloce. Io adopero l’essiccatore Soul della Siquri a tecnologia a raggi infrarossi (infrared Ray) con la stessa lunghezza di quella solare.

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In un mercato ben fornito puoi reperire i pomodori già seccati, ma fai sempre attenzione al paese di provenienza!

Ma vediamo come procedere uno volta ottenuti i pomodori secchi.
 
INGREDIENTI
Pomodori secchi di dimensioni piccole e medie
Aglio
Capperi
Origano
Sale
Olio EVO
Mezzo bicchiere di aceto di vino bianco

PROCEDIMENTO
Sbollenta per un paio di minuti i pomodori secchi in una pentola con acqua e mezzo bicchiere di aceto di vino bianco. Scolali e lasciali raffreddare.
Ora i pomodori sono pronti per essere invasati. Disponili a strati in un vasetto sterilizzato a chiusura ermetica. Pressa bene a ogni strato e aggiungi, a poco a poco, i vari ingredienti. Alla fine riempi il barattolo con l’olio extravergine d’oliva sino all’orlo. Lasciali riposare per 24 ore in un luogo fresco e al riparo dalla luce del sole. Controlla il livello dell’olio, aggiungine se necessario. Aspetta almeno un mese prima di consumarlo, così saranno ben insaporiti.