Un pizzico di… storia – Le due guerre, Waston e crema ai peperoni

Dopo la pausa estiva riprendiamo con la rubrica Un pizzico di … storia ma passiamo ai giorni nostri.

Infatti attualmente sono tanti i personaggi famosi che dichiarano pubblicamente di essere vegetariani o vegani. Filosofi, attori, cantanti, sportivi e attivisti che cercano di svegliare l’opinione pubblica e le coscienze affinché venga adottato uno stile di vita più sano per l’uomo, siano tutelati gli animali e venga salvaguardato tutto l’ecosistema.

Richard Ryder

Nel 1970, lo psicologo britannico Richard Ryder (1940) partendo dai termini sessismo e razzismo, ha coniato il vocabolo “specismo” per indicare le forme di discriminazione verso le altre specie. È l’atteggiamento di superiorità che si esercita in modo oppressivo su un’altra specie non riconoscendone i diritti.

In uno dei suoi testi ha raccontato la genesi della parola “specismo”: “Le rivoluzioni degli anni Sessanta contro il razzismo, il sessismo e le discriminazioni di classe hanno sfiorato appena il mondo animale. Questo mi ha inquietato. L’etica e la politica, a quei tempi, avevano di fatto dimenticato gli esseri non umani. Tutti sembravano preoccuparsi di ridurre i pregiudizi nei confronti degli uomini, possibile che non avessero mai sentito parlare di Darwin? Ovviamente anch’io detestavo il razzismo, il sessismo e le discriminazioni di classe, ma perché fermarsi qui? In quanto professionista nell’ambito della salute, ero persuaso che centinaia di altre specie animali soffrissero la paura, il dolore e l’angoscia, proprio come me. Era necessario preoccuparsene. In particolare si rendeva necessario stabilire un parallelo tra la nostra sorte e quella delle altre specie. Un giorno, nel 1970, mentre facevo un bagno nel vecchio castello di Sunningwell, vicino a Oxford, all’improvviso mi balenò in mente una parola: «specismo»!” (Speciesism Adaim, The Original Leaflet, 2010; citato in Ricard pag. 44, Matthie Ubald Ricard, Sei un animale, casa editrice Sperling&Kupfer, Milano 2016).

Pasta con crema ai peperoni

In estate i miei ospiti hanno molto gradito questa crema ai peperoni. Semplice, fresca e ottima per incentivare l’abbronzatura o meglio, mantenerla! Sperando che settembre ci riservi ancora qualche giornata di mare…

INGREDIENTI PER  2 PERSONE

Un peperone rosso
Una cipolla rossa di tropea
Olio EVO
Latte di soia non zuccherato q. b.
Acqua q. b.
Sale q. b.
Paprika dolce q. b.

PROCEDIMENTO
In una padella fai riscaldare l’olio, aggiungi la cipolla tritata, dopo un po’ aggiungi un pizzico di sale e dopo poco un goccio di acqua per fa perdere l’acidità alla cipolla. Aggiungi il peperone tagliato a cubetti, quindi un mezzo bicchiere di acqua e un mezzo bicchiere di latte di soia, quindi sala il tutto. Lascia cucinare prestando attenzione che non si asciughi troppo.

Un pizzico di… storia – Le due guerre, Waston e crema ai peperoni

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nell’ultima puntata vi ho parlato di Gandhi, oggi vi racconto com’era la situazione nel periodo dei due conflitti mondiali e vi presento un personaggio poco noto ai più ma che ha dato un notevole contributo al veganesimo, coniandone proprio il nome, Donald Waston.

Nel 1908, a Dresda, viene fondata l’Unione Internazionale Vegetariana, con lo scopo di promuovere la cultura vegetariana a livello globale.

Se nel periodo che intercorre fra i conflitti mondiali (e nel corso delle guerre stesse) la scelta vegetariana è quasi obbligata dato che la carne scarseggia, durante il regime nazista i vegetariani vengono perseguitati in quanto considerati sovversivi da Hitler. Risulta falsa la notizia del suo vegetarianesimo.

Donald Waston

Il primo novembre del 1944, Donald Watson, attivista britannico vegetariano dall’età di 13 anni, fonda a Leicester la Vegan Society, distaccandosi dalla Vegetarian Society la quale si era rifiutata di escludere anche i prodotti di derivazione animale.

Viene coniato, così, il termine “vegan” che è una crasi della parola “vegetarian”. In questo modo si segna, in maniera simbolica, l’inizio e la fine del vegetarianesimo.

La fame e le carenze sofferte durante la Seconda Guerra Mondiale scatenano, nel periodo post bellico, una sfrenata ricerca di benessere. Negli Stati Uniti d’America e in Europa iniziano a nascere gli allevamenti intensivi. Le proteine animali divengono sinonimo di ricchezza e viene avviato un selvaggio sfruttamento delle risorse del Pianeta e degli animali.

CREMA AI PEPERONI

Foto di Marta Ranieri

L’ultima ricetta sperimentata per la lezione di cucina tenuta prima dell’Home Restaurant è questa crema ai peperoni. Molto semplice, fresca e ottima per incentivare l’abbronzatura!

INGREDIENTI PER  2 PERSONE

Un peperone rosso
Una cipolla rossa di tropea
Olio EVO
Latte di soia non zuccherato q. b.
Acqua q. b.
Sale q. b.
Paprika dolce q. b.

PROCEDIMENTO
In una padella fai riscaldare l’olio, aggiungi la cipolla tritata, dopo un po’ aggiungi un pizzico di sale e dopo poco un goccio di acqua per fa perdere l’acidità alla cipolla. Aggiungi il peperone tagliato a cubetti, quindi un mezzo bicchiere di acqua e un mezzo bicchiere di latte di soia, quindi sala il tutto. Lascia cucinare prestando attenzione che non si asciughi troppo.

Un pizzico di… storia – Gandhi e pesto di basilico

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Mercoledì scorso vi ho accennato che nella prossima puntata avrei parlato di Gandhi, il quale intrattenne una fitta corrsipondenza con l’autore che lo ispirò e del quale vi ho parlato nel precedente articolo, Lev Tolstoj.

La non violenza è il principio al quale Gandhi (1869 –1948) dedica la sua vita. Per il Mahatma la vita degli uomini e quella degli animali hanno pari dignità. Celebre è la sua affermazione: “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali.”.

La sua scelta di diventare vegano avviene non per sua spontanea volontà, bensì per l’ambiente in cui nasce e vive. La sua è una famiglia di religione induista e la madre segue rigorosamente l’insegnamento dei Veda, la raccolta di testi elaborata dagli Arii, il più antico dei quali è ascrivibile al 2500 a. C., in cui si possono leggere raccomandazioni per un’alimentazione di tipo vegano.

È in Inghilterra che, dopo aver letto diversi testi sull’alimentazione vegana, si rende conto il suo modo di alimentarsi ha un forte valore morale. Fortifica, così, le sue convinzioni sul rispetto di ogni vita. Egli diviene anche socio della London Vegetarian Society.

PESTO DI BASILICO

Ho sperimentato e realizzato tanti tipi di pesto. Con verdure cotte e crude. Ma solo oggi ho preparato quello con il basilico (del mio orto!). Per la prima volta. Strano vero? Comunque sia, il risultato è straordinario. E voglio condividerlo con voi.

INGREDIENTI PER  2 PERSONE

30 grammi di basilico fresco
30 grammi di mandorle pelate di Avola
10 grammi di olio EVO
Mezzo spicchio piccolo di aglio rosso di Nubia
Un pizzico di sale integrale
Acqua q.b.

PROCEDIMENTO

Lava e asciuga le foglie di basilico. Inserisci tutti gli ingredienti nel frullatore, frullando a più riprese per non far surriscaldare le lame. Per rendere più fluido aggiungi un po’ di acqua.

LA RICETTA IN DIRETTA RADIO – Polpette di ricotta vegetale

Ecco per voi la ricetta in diretta delle polpette di ricotta. Ovviamente in versione veg ma, non per questo, meno buone. Anzi… e sono pure più leggere!! Un piatto della tradizione che ho rivisitato con ottimi risultati. Provare per credere!!

INGREDIENTI PER  4 PERSONE
400 grammi di ricotta vegetale
60 grammi di parmigiano vegetale
60 grammi di pangrattato più pangrattato per ripassare le polpette
Olio EVO q. b.
Sale q. b.
Olio per la frittura (io ti consiglio l’olio EVO)
Facoltativo:
Prezzemolo tritato
Noce moscata grattugiata
Pepe nero

PROCEDIMENTO
Impasta tutti gli ingredienti (se l’impasto dovesse risultare troppo morbido puoi aggiungere un po’ di pangrattato) e forma delle polpettine rotonde di circa 3 centimetri di diametro. Passale nel pangrattato e friggile in abbondante olio bollente finché non sono ben dorate.

Un pizzico di… storia – Mary Shelley e olive verdi schiacciate

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sull’Illuminismo vi parlo di alcune personalità, più o meno note, che si contraddistinguono per la loro visione. Finalmente ho trovato notizie su una donna. La straordinaria Mary Shelley. Ovviamente non perché prima di lei non ci fossero donne vegetariane ma perché ben poche sono le donne di cui parlano i libri di storia.

Ma, prima di parlare dell’autrice di Frankestein, bisogna menzionare il (poco noto ai più) medico inglese William Lambe (1765 – 1847), considerato pioniere del veganesimo. Il dottor Lambe ritiene che una dieta di stampo vegetale e a base di acqua distillata possa curare diverse malattie e prova in prima persona, con successo, questo tipo di alimentazione.

Un paziente del Dottor Lambe, John Frank Newton (1767 – 1837), con l’intento di diffondere le idee del suo medico, nel 1887 pubblica The Return to Nature: Or a Defense of the Vegetable Regimen. Newton era anche seguace dello zoroastrismo, la religione fondata da Zarathustra di cui ho parlato nella prima puntata.

Mary Shelley

“The Return to Nature” e l’incontro con il suo autore influenzano i coniugi Shelley i quali adottano un regime vegetariano dichiarando di riscontrare notevoli vantaggi per la salute. Percy (1792 – 1822) e Mary Shelley (1797 – 1851) sviluppano anche una coscienza vegetariana che va oltre la motivazione salutistica, comprendendo quella etica. Scrivono due articoli sulla dieta di tipo vegetale e sostengono anche la necessità di consumare prodotti locali poiché nascendo in un determinato paese ci si adatta al suo ambiente naturale. Affermano addirittura che un inglese non deve consumare vini provenienti da altri paesi così come le spezie indiane!

Nell’articolo “A Vindication of Natural Diet” possiamo leggere:  “Il veganesimo vi darà longevità. Evitare la carne non significa automortificazione, ed è a vantaggio sia vostro che dell’ambiente naturale di cui fate parte. Sarete ricompensati per questo”

OLIVE VERDI SCHIACCIATE

Da piccola guardavo un cartone animato in cui Frankestein era di colore verde. Quindi potete comprendere da soli che tipo di associazione di idee mi è venuta in mente!

Le olive verdi schiacciate sono veramente golosissime. Ottime per un antipasto ma anche per farcire panini da portare in spiaggia e gustare in riva al mare.

INGREDIENTI:
Olive verdi
Peperoncini piccanti
Aglio
Semi di finocchio
Carote
Sedano
Origano secco
Sale
Olio EVO

PROCEDIMENTO:

Il procedimento di questa ricetta è un po’ lungo poiché le olive devono essere schiacciate (con una pietra piatta) e denocciolate una per una! Ma, con un po’ di fortuna, in alcuni mercati troverai chi ha fatto questo lavoro per te e potrai acquistarle già schiacciate e pronte per essere messe a bagno, in acqua fredda, per un paio di giorni così perderanno il sapore amaro.

Mi raccomando: cambia l’acqua almeno una volta al dì.

Quando le olive saranno diventate dolci falle sgocciolare per bene e ponile in un contenitore aggiungendo il peperoncino piccante tagliato a rondelle, l’aglio sminuzzato, i semi di finocchio, le carote e il sedano tagliati a cubetti piccoli, l’origano, una manciata di sale e abbonante olio EVO.

Così conciate possono durare anche 10 giorni in frigorifero. Se messe in un barattolo e ricoperte di olio posso durare anche un anno!

LA RICETTA IN DIRETTA RADIO – Melanzane ripiene (tutte vegetali!)

Finito il periodo di chiusura causa Covid, finalmente ritorno a trasmettere il programma dagli studi radiofonici di RTM. Con tanto di vero microfono e telecamere. Ah, che bellezza!

Ecco per voi la ricetta in diretta delle melanzane ripiene. Ovviamente in versione veg ma, non per questo, meno buone. Anzi… e sono pure più leggere!! Un piatto della tradizione, sia calabrese sia siciliana, che ho rivisitato con ottimi risultati. Provare per credere!!

INGREDIENTI PER  4 PERSONE
4 melanzane medie
200 grammi di pane casareccio raffermo
Lievito alimentare in scaglie
Mozzarisella
Olive nere denocciolate tagliate a pezzettini
Capperi
Basilico
Uno spicchio di aglio
Prezzemolo
Sale q. b.
Pepe nero q. b.
Olio EVO

PROCEDIMENTO
Taglia le melanzane a metà (in lungo) e falle bollire in acqua salata. A cottura ultimata scolale. Intanto trita grossolanamente il pane raffermo. Quando le melanzane si saranno intiepidite, togli la polpa e tagliuzzala in una ciotola. Quindi unisci il pane tritato grossolanamente, il parmigiano vegetale, la mozzarisella, i pezzetti di olive nere, i capperi, l’aglio tritato, l’olio EVO, il prezzemolo e un pizzico di pepe nero. Mescola per bene e usa l’impasto per riempire le metà delle melanzane. Disponi le metà in una teglia ben oliata e inforna a 180° per circa mezz’ora, finché non si formerà una crosticina dorata. Puoi servirle anche fredde.

Un pizzico di… storia – L’Illuminismo e “pipi e patati” (peperoni e patate)

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Rinascimento passiamo all’Illuminismo.

Con l’Illuminismo la teorizzazione sui diritti degli animali diventa più strutturata e consapevole. Tutto ciò sposta la riflessione di alcuni pensatori sulla necessità di una dieta che non nasca da esseri che vengono soppressi e che soffrono.

Fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo ha luogo una vera rivoluzione vegetariana grazie alla teoria evoluzionista di Darwin, che dimostrò la continuità tra animali non umani e uomo (Dalla fabbrica alla forchetta, Agire Ora edizioni, Torino 2008, pag. 48).

In questo articolo è doveroso citare l’abate Condillac (1714 – 1780) il quale, nel suo Trattato sugli animali del 1755, afferma che gli animali hanno la stessa sensibilità degli uomini.

Personalità di spicco di questo periodo sono il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778), il quale consiglia una dieta vegetariana per rispetto verso gli animali e il giurista inglese Jeremy Bentham (1748 – 1832) strenuo sostenitore dei diritti degli animali e fondatore dell’utilitarismo. L’utilità deve guidare l’azione morale tenendo sempre presente che il fine deve essere un piacere duraturo che, però, non deve nascere da azioni dolorose per sé o per altri esseri viventi.

Il primo a scrivere un trattato organico e strutturato sul cibo vegetariano, il “Cibo pitagorico” è Vincenzo Corrado. Erudito brindisino nato nel 1736, canonico e maestro di cerimonie del principe di Francavilla, il cui sapere spaziava in molti campi.

PIPI E PATATI (PEPERONI E PATATE)

Come mai ho abbinato all’Illuminismo questa golosissima ricetta tipica calabrese? Semplicemente perché ne ho voglia. Si tratta di un tipico piatto estivo della mia regione d’origine (che in estate mi manca sempre di più). Ricetta ottima da gustare anche fredda ed è buonissima il giorno dopo. Quindi ci siamo! Buon appetito! Ah, vi ho scritto anche la variante col pomodoro.

Ps. Certo, è un piatto in cui è presente la frittura. Ma una volta tanto…!

INGREDIENTI
Mezzo chilo di patate silane
Mezzo chilo di peperoni verdi e tondi
Olio EVO 
Sale q. b.

PREPARAZIONE

Pela, lava e taglia a spicchi le patate. Lava, pulisci i peperoni togliendo i semi e il picciolo e dividili, in base alla grandezza, o in due o in quattro parti. Friggi in abbondante olio EVO i peperoni (così l’olio si insaporisce e conferisce maggiore sapore alle patate), raccoglili con una schiumaiola e falli sgocciolare sulla carta assorbente. Nello stesso olio friggi le patate e falle asciugare sulla carta assorbente. Metti i peperoni e le patate in una ciotola, sala e mescola bene.

VARIANTE COL POMODORO

In una padella ampia fai friggere a fuoco vivace in un po’ di olio EVO uno spicchio d’aglio e 4 pomodorini dolci oppure 2 grandi. Aggiungi i peperoni e le patate già fritte e fai insaporire per un paio di minuti. Anche questo piatto è ottimo da gustare freddo e saporitissimo il giorno dopo. 

Un pizzico di… storia – Il Rinascimento e frittelle di fiori

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Medioevo è arrivato il momento del Rinascimento.

Durante il Rinascimento, l’Italia primeggia sugli stati europei non solo per l’arte e la cultura, per le trasformazioni e le innovazioni, ma anche sul piano della gastronomia. Presso le varie corti si svolgono banchetti sfarzosi dove opulenza ed eleganza sono le parole d’ordine; vengono rivalutati ortaggi e verdure che sono presentati ai commensali sotto forma di ricette elaborate; è anche l’epoca in cui nasce l’arte dell’alta pasticceria e della confetteria.

Caterina De’ Medici esporta in Francia il gusto, la raffinatezza e le ricette della sua Firenze: da questo momento la cucina diventa arte.

Uno dei più famosi vegetariani della storia è Leonardo da Vinci. Al genio del rinascimento è attribuito un libro di ricette realizzate esclusivamente con frutti e verdure. Inoltre, Giorgio Vasari, nelle Vite, ci racconta un aneddoto particolare: “Passeggiando tra le bancarelle del mercato a Firenze, un giorno Leonardo si imbatté in un venditore di uccellini, tutti, ovviamente, chiusi in gabbia. Commosso fino alle lacrime, il grande artista li comprò tutti e poi li lasciò volare via, liberi.”.

Il Genio, nei suoi Appunti scrisse: “verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, e anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto”.

Nello stesso periodo, l’umanista e gastronomo Bartolomeo Sacchi (1421 – 1481) scrive De honesta voluptate et valitudine, il primo libro di gastronomia italiana dopo quello di Apicio (25 a. C. – 37 d. C.). La sua è una visione rivoluzionaria, grande attenzione viene posta alla valorizzazione dei cibi e al gusto per il mangiare. Molti piatti proposti sono vegetariani e veramente innovativi per l’epoca.

Nella sua opera più famosa, Elogio della Follia (Erasmo da Rotterdam, Paolo Sanasi a cura di, Elogio della Follia, edizione Acrobat, Siena), Erasmo da Rotterdam (1469 ca. – 1536) fa parlare la Follia che affronta con violenza satirica i costumi dell’epoca in cui l’umanista vive. Erasmo non fa sconti a nessuno e ironizza sui nobili che provano “un incredibile piacere tutte le volte che sentono il suono cupo del corno e l’abbaiare dei cani” (Erasmo da Rotterdam, Cit. pag. 16). I gesti ieratici del signore che insegue, uccide, squarta, ammirato dalla folla che lo circonda, sembra elevarlo nella sua nobiltà, e la selvaggina che divora lo fa sentire un re mentre non è altro che una belva feroce.

Il “dispiacere” (Michel de Montaigne, Della crudeltà, Adelphi, Milano 1992, pag. 559) che Montaigne (1533 – 1592) prova per la sofferenza degli animali lo porta a riflettere sulla crudeltà degli uomini e ad affermare, includendo anche il mondo vegetale tra le creature viventi, che “un certo rispetto e un generale dovere di umanità… ci lega non solo alle bestie che hanno vita e sentimento ma anche agli alberi e alle piante” (de Montaigne, Cit. Pag. 560).

Frittelle di fiori di zucchina

Il Rinascimento mi fa inevitabilmente pensare alla Primavera del Botticelli. Quindi ho abbinato un piatto semplice ma che è un’esplosione di gusto. Le frittelle di fiori di zucchina. Le frittelle più buone sono sempre quelle mangiate di nascosto mentre la mamma le frigge.

INGREDIENTI

2 mazzetti di fiori di zucchina

Farina q. b.

Acqua gassata fredda

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio per frittura

PROCEDIMENTO

Lava con delicatezza i fiori di zucchina e privali dei pistilli. Tagliali grossolanamente con le mani. In una boule prepara una pastella con la farina e l’acqua gassata. Mescola prestando attenzione che non sia né troppo liquida né troppo solida. Alla fine aggiungi il sale e il pepe nero. Versa nella pastella i fiori di zucchina tagliuzzati e mescola per bene. Friggili in olio abbondante il preparato prendendolo di volta in volta con un cucchiaio. Quando le frittelle sono dorate mettile ad asciugare sulla carta assorbente e servile ben calde. P.s.: i fiori di zucchina puoi pure lasciarli interi e immergerli singolarmente nella pastella.

Un pizzico di… storia – Il Medioevo e brasato di seitan

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nel percorso attraverso la storia siamo arrivati al Medioevo, epoca nella quale i vegetariani vengono perseguitati per via del pensiero dominante imposto da Tommaso d’Aquino (1225 – 1274) secondo il quale gli animali (e le donne) non avrebbero l’anima.

I cristiani che si rifiutano di uccidere gli animali sono accusati di eresia e impiccati in pubblica piazza. Molti gruppi, come i Catari, che ambivano a tornare a un cristianesimo delle origini e a nutrirsi solo con prodotti naturali, sono perseguitati e sterminati.

Durante questa epoca, la carne diviene una sorta di status symbol: è un alimento per i ricchi i quali hanno tempo per dedicarsi alla caccia e hanno la possibilità di conservare la carne sotto sale o aromatizzarla con le preziose spezie che giungono dall’Oriente.

Dall’altra parte, alla base dell’alimentazione dei più poveri ci sono le verdure e i cereali, soprattutto orzo, segale e miglio, quando anche questi alimenti non scarseggiano a causa di carestie e saccheggi. I giorni in cui la chiesa impone il digiuno sono visti solamente come un rimedio alle pulsioni del corpo.

Brasato di seitan

Il brasato di seitan, piatto veramente succulento, è la prima ricetta che mi viene in mente pensando all’epoca medioevale. Forse per i colori, forse le l’immaginario al quale rimanda. Forse perché il Medioevo mi fa venire in mente l’inverno e il freddo e questa ricetta e spiccatamente invernale.

INGREDIENTI

500 grammi di seitan al naturale

Mezzo litro di vino rosso (di rigore bisognerebbe usare il Barolo, in ogni caso che sia di buona qualità)

Due carote

Una costa di sedano

Una cipolla rossa di Tropea

Due foglie di alloro

Un rametto di rosmarino

Tre foglioline di salvia

Ginepro q. b.

Chiodi di garofano q. b.

Sale integrale q. b.

Pepe bianco q. b.

Olio evo q. b.

PROCEDIMENTO

In una ciotola metti il vino, il seitan, le verdure tagliate a pezzettoni e gli aromi. Aggiungi sale e pepe e lascia marinare per 4 ore. Passato il tempo della marinatura, metti il tutto in una pentola e cuoci a fuoco lento. Quando il seitan si è ammorbidito mettilo da parte e, con un minipimer a immersione, passa le verdure e il liquido di cottura per realizzare la restrizione da accompagnare al seitan.

Un pizzico di… storia – Il cristianesimo e maionese di cavolfiore

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dalle religioni orientali di cui vi ho parlato qualche articolo fa (clicca qui per leggerlo) torniamo in occidente dove tracce di vegetarianesimo sono riscontrabili anche fra i primi cristiani. In particolare fra gli Esseni, di cui ci dà notizie Plinio.

Vangelo Esseno

Gli Esseni erano asceti, vivevano presso le rive di laghi e fiumi, lontano dalle città, aborrivano la guerra e furono i primi a condannare la schiavitù. Nel Vangelo Esseno della Pace (testo in Aramaico del III sec.) Gesù dice: “In verità vi dico: tutto ciò che vive sulla terra ha origine da un’unica madre. Quindi chi uccide, uccide suo fratello e Madre Terra si discosterà da lui sottraendolo del suo seno vivificante. I suoi Angeli lo eviteranno e Satana prenderà dimora nel suo corpo. E la carne degli animali abbattuti diventerà la stessa tomba per il suo corpo. Perché io ve lo dico in verità: colui che uccide, uccide se stesso e colui che mangia la carne degli animali abbattuti mangia un corpo di morte. Non uccidete mai e non mangiate mai la carne delle vostre innocenti vittime se non volete diventare schiavi di Satana”.

E ancora: “Colui che senza motivo uccide un animale senza che questo lo attacchi, sia per il piacere di uccidere che per procurarsi la sua carne, la sua pelle o le sue difese, questi commette un atto malvagio perché egli stesso si trasforma in bestia feroce. E per questo la sua fine rassomiglia a quella delle bestie feroci” (Il Vangelo Esseno della Pace, tradotto da Edmond Bordeaux Szekely, edizioni Michele Manca, Genova 1982, formato pdf).

Ma il rispetto per ogni forma di vita non riesce a imporsi con il diffondersi del cristianesimo. Anzi, la carne viene vista come un dono di Dio e, nel Consiglio di Nicea (325) viene stabilito che il non mangiarla rappresenta un’azione oltraggiosa nei confronti del Signore. Gli animali vengono considerati subordinati rispetto all’uomo, creati per i suoi scopi. Chi persegue un regime vegetariano, come il teologo Tertulliano (155 – 230) o San Girolamo (347 – 420) lo fa solo per motivi spirituali, di vicinanza alla divinità. La carne è vista come foriera di cattive emozioni che allontanano da Dio. Solo dopo l’anno mille, San Bruno, fondatore dell’Ordine dei Certosini, sosterrà la necessità di astenersi dal consumare carne.

Un cenno particolare lo merita San Francesco da Paola (1416 – 1507), ridefinito il “Santo vegano” che visse sino a 91 anni. Fondatore dell’Ordine dei Minimi, ripudiò il consumo di carne, uova e latticini. Il santo calabrese fu grande amante e difensore degli animali, tanto che gli sono attribuiti miracoli per salvarli o resuscitarli. Da ricordare sono anche gli Avventisti del Settimo Giorno i quali hanno un tipo di dieta prettamente vegana e tendono a evitare bevande alcoliche, tabacco e droghe. Su tale comunità sono stati condotti diversi studi poiché è emerso che hanno una vita media superiore rispetto a chi segue un’alimentazione onnivora.

MAIONESE DI CAVOLFIORE

L’espressione “maionese sana” sembra un ossimoro ma questa ricetta, che ha come ingrediente principale il cavolfiore, lo è veramente. E senza rinunciare al gusto! Provare per credere.

Perché l’ho abbinata alla puntata sul cristianesimo? Forse per l’idea di bianco ed etereo che mi viene in mente pensando ai primi cristiani e agli esseni.

INGREDIENTI 
300 grammi di cavolfiore cotto al vapore
3 cucchiai di olio EVO
Un cucchiaio di succo di limone
Acqua q. b.
Sale q. b.
Un pizzico di curcuma

PROCEDIMENTO
Frulla tutti gli ingredienti sino a ottenere una crema omogenea e fluida.