Un pizzico di… storia – Plutarco e melanzane ripiene

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Mercoledì scorso vi ho parlato dell’alimentazione dell’antica Roma e di quanto fossero veg i gladiatori, oggi vi espongo il pensiero di un grande filosofo, scrittore e biografo greco vissuto sotto l’impero romano: Plutarco (46 – 120 d. C.).

Sorprendenti, per l’estrema sensibilità nei confronti degli animali e per la visione moderna che li contraddistingue, sono i Moralia di Plutarco, animalista ante litteram.

Nel De mangiare carne afferma: “Che l’uomo non sia carnivoro di natura è provato, in primo luogo dalla sua struttura fisica. Il corpo umano non ha nessuna affinità con alcuna creatura formata per mangiar carne. […] Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se l’anima presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di anima?”.

E ancora si interroga su «come poté la vista sopportare l’uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l’olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?». (Plutarco, Del mangiare carne, Edizioni Mille Lire – Stampa alternativa, Roma 1995, pagg. 11, 15, 16).

Ciò che lo scrittore greco pone in evidenza è che il cibarsi di carne è un fattore culturale e non naturale; tale argomentazione è stata trattata di recente da Melanie Joy in un testo che ha avuto notevole successo e di cui parlerò in un prossimo articolo.

Melanzane ripiene

Per un personaggio così bello come Plutarco ci vuole un piatto importante, un piatto tipico della tradizione culinaria della mia terra d’origine, la Calabria, ma che ho ritrovato anche in Sicilia. Le melanzane ripiene o, meglio, i milingiani chini.

INGREDIENTI PER  4 PERSONE

4 melanzane medie

200 grammi di pane casareccio raffermo

Lievito alimentare in scaglie

Mozzarisella

Olive nere denocciolate tagliate a pezzettini

Capperi

Basilico

Uno spicchio di aglio

Prezzemolo

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio EVO

PROCEDIMENTO

Taglia le melanzane a metà (in lungo) e falle bollire in acqua salata. A cottura ultimata scolale. Intanto trita grossolanamente il pane raffermo. Quando le melanzane si saranno intiepidite, togli la polpa e tagliuzzala in una ciotola. Quindi unisci il pane tritato grossolanamente, il parmigiano vegetale, la mozzarisella, i pezzetti di olive nere, i capperi, l’aglio tritato, l’olio EVO, il prezzemolo e un pizzico di pepe nero. Mescola per bene e usa l’impasto per riempire le metà delle melanzane. Disponi le metà in una teglia ben oliata e inforna a 180° per circa mezz’ora, finché non si formerà una crosticina dorata. Puoi servirle anche fredde.

IL LIEVITO ALIMENTARE IN SCAGLIE, COS’È?

Alimenti nuovi o insoliti

Un’alimentazione di tipo vegetale si basa su un’estrema varietà di alimenti, alcuni arrivano da tradizioni culinarie millenarie, altri sono alimenti di recente elaborazione. Gli spaghetti al pomodoro sono il piatto simbolo della Dieta Mediterranea. Tutti li amiamo e ne andiamo fieri. Eppure quella del pomodoro non è una pianta tipica del bacino del Mediterraneo e, sino al 1492, non era nemmeno conosciuta da noi italiani! Per non parlare degli spaghetti! Lo sapete, vero, che gli spaghetti non sono una nostra invenzione bensì degli arabi i quali, in epoca medioevale, hanno portato in Sicilia la pratica della pasta essiccata? Quindi, perché arricciare il naso di fronte a un bel panetto di tofu?

In questa rubrica vi porterò a conoscere (e apprezzare!) alimenti inconsueti che, se saputi cucinare, oltre ad allietare il nostro palato, sono salutari per il nostro organismo.

Nella scorsa puntata vi ho parlato del tofu, oggi vi faccio conoscere un ingrediente che amo molto ma che è poco conosciuto. Anche nei corsi che tengo nelle accademie e scuole di cucina sono in pochissimi a conoscerlo: Il lievito alimentare in scaglie.

Il lievito alimentare in scaglie non serve per la lievitazione bensì è un esaltatore di sapidità. Viene prodotto a partire dal lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) deattivato ed è ricco di vitamine del gruppo B, ferro e fibre. In alcuni casi è addizionato con la famosa B12. Ha un basso contenuto di grassi e non contiene zuccheri.

Il sapore è intenso e ricorda un po’ quello del pecorino. Aggiungerlo ai piatti può servire per ridurre le quantità di sale.

Il lievito alimentare in scaglie si trova in vendita nei negozio biologici, nelle farmacie ed erboristerie più fornite oppure online. Lo si può trovare sotto forma di scaglie o di fiocchi.

Come scrivevo prima, non può essere adoperato per lievitazione poiché è ottenuto dalla lavorazione del lievito di birra “basso”, ossia prodotto a una temperatura che va da 0 a 5°C e viene essiccato a basse temperature (ciò lo rende un alimento adatto all’alimentazione raw) per mantenere inalterate le proprietà nutritive. Il lievito di birra che si adopera per far lievitare i preparati è tratto dal lievito “alto”, prodotto a una temperatura che va da 15 a 20°C.

Per quanto riguarda le controindicazioni, meglio non consumarne oltre i 5 cucchiaini al giorno per evitare di sviluppare un’intolleranza ai lieviti ed è sconsigliato per chi soffre per una presenza eccessiva di Candida Albicans.

Il lievito alimentare in scaglie è spesso adoperato per la produzione di formaggi vegetali ed è ottimo per insaporire pesti, farciture e polpette ma si può anche spolverare così com’è su pasta e zuppe. Ecco una carrellata di ricette.

PARMIGIANO VEGETALE

PESTO DI SPINACI

RICRUDA CON OKARA DI MANDORLE

POLPETTE PROTEICHE

POLPETTE DI RICOTTA

Un pizzico di… storia – Imperatori e gladiatori e polpette proteiche

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nella scorsa puntata vi ho portato in India, terra nella quale sono nate e fiorite tre religioni basate sulla non-violenza. Oggi ritorniamo in Occidente, più precisamente a Roma, e sfaterò uno dei miti che ha popolato i racconti sui gladiatori!

Nella Roma repubblicana, a uno stile di vita sobrio corrisponde un’alimentazione frugale e per gran parte vegetariana a base di legumi, ortaggi, cereali (orzo, grano duro, segale, avena, miglio), formaggi e frutta. Con legumi e cereali i romani preparano zuppe e farinate di alto potere nutritivo. L’orzo, per la sua resistenza, era alla base del vitto dei soldati.

Nella Roma imperiale, invece, le classi dominanti, pur apprezzando sempre le zuppe di cereali, le minestre e i diversi prodotti della terra, fanno uso di vari tipi di carne insaporita con grassi, spezie e miele.

Recenti scoperte hanno dimostrato come la dieta dei gladiatori fosse prettamente vegetariana. Ciò emerge da uno studio condotto dai medici antropologi della Medical University di Vienna (Lösch S., Moghaddam N., Risser DU., Kanz F., Stable Isotope and Trace Element Studies on
Gladiators and Contemporary Romans from Ephesus, 2014) sulle ossa di oltre 70 gladiatori reperite a Efeso, in Turchia. Alla base dei pasti pre-lotta c’erano cereali, soprattutto orzo, e legumi, miele e fichi e una bevanda energetica di origine vegetale. Anche agli sportivi della nostra epoca viene consigliata una dieta ricca di sali minerali e un mio prossimo articolo sarà proprio su tutti gli atleti che seguono un’alimentazione planted based.

Polpette proteiche – gluten free

L’associazione delle polpette proteiche ai gladiatori è di immediata intuizione. Dopo aver scoperto la loro dieta a base vegetale mi viene naturale associare una ricetta molto proteica a base di farine di legumi e semi oleosi.

Quella delle polpette proteiche è una ricetta che ho insegnato per tanto tempo nei miei workshop.

INGREDIENTI
100 grammi di farina di ceci
100 grammi di farina di lenticchie
100 grammi di farina di fave o piselli
10 grammi di lievito alimentare in scaglie
10 grammi di semi di lino
10 grammi di semi di sesamo
10 grammi di semi di girasole
10 grammi di semi di zucca
Sale integrale q. b.
Spezie a piacere (curcuma, paprika, aglio in polvere)
140 grammi circa di acqua calda
Olio di arachidi q. b.

PROCEDIMENTO
In una ciotola unisci tutti gli ingredienti secchi (i semi devono essere grattugiati grossolanamente). Aggiungi a poco a poco l’acqua e mescola sin quando non ottieni un composto omogeneo. Lascia riposare per 20 minuti.
Prepara le polpette, disponile su una leccarda coperta da un foglio di carta da forno oliato e cuocile in forno ventilato a 180° sino a quando non saranno ben dorate.

Un pizzico di storia – Buddha e la mia torta

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo aver parlato di Pitagora e Platone torniamo in Asia dove, grazie alla diffusione delle religioni basate sulla non violenza, il buddismo, il giainismo e l’induismo, si diffonde il vegetarianesimo.

Buddha (566 – 486 a. C.) e Mahavira, il fondatore del giainismo (599 – 527 a. C.), divulgano il concetto di ahisma, termine sanscrito che significa appunto “non violenza”, e affermano il rispetto e la compassione per ogni forma di vita.

Nel Lankavatara Sutra (un testo buddista della tradizione Mahayana), al Buddha viene attribuita la dichiarazione: “Per mantenere la sua purezza, l’anima illuminata deve astenersi dal mangiare carne, che è nata dallo sperma e dal sangue. Chi segue la disciplina, per raggiungere la compassione deve astenersi dal mangiare carne per non causare terrore negli altri esseri viventi. Non è ammissibile mangiare carne di animali uccisi da qualcun altro o uccisi per altri motivi. Il consumo di carne, in qualsiasi forma, è proibito una volta per tutte, senza eccezioni. Non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetto ora e non lo permetterò mai” (Lankavatara Sutra, edizioni Astrolabio, Ubaldini – Roma 2013).

Nell’antica religione induista, praticata soprattutto in India, è vietato il consumo di qualunque tipo di carne. Alcuni animali, come la mucca, sono sacri poiché ritenuti reincarnazioni di divinità. È permesso nutrirsi di prodotti di derivazione animale. La scelta vegetariana è dettata da ragioni ascetiche poiché il suo consumo porterebbe ad assumere i tratti animaleschi che vengono impressi nella carne al momento dell’uccisone dell’animale. Ci sono addirittura alcune città indiane, come Rishikesh, nelle quali è vietato mangiare carne, pesce e uova ed è impossibile trovare questi prodotti in vendita né tantomeno introdurli.
Ovviamente esistono delle eccezioni in base alle varie correnti religiose e alle aree geografiche nelle quali queste sono praticate. A esempio i brahmani del Kashmir mangiano carne di montone.

Il giainismo applica regole molto rigide nell’ambito dell’alimentazione, basate sul principio della non violenza. Oltre agli alimenti di derivazione animale, questa religione bandisce tutti i prodotti che derivano dallo sfruttamento degli esseri umani, un esempio è il caffè non equo solidale.

Torta al cacao (la mia preferita)

Ho scelto di associare la torta al cacao alla figura di Buddha per un’analogia con un episodio della sua vita raccontato da Nichiren Daishonin, monaco buddista giapponese nato nel 1222. C’erano due ragazzi che, non avendo nulla, offrirono a Shakyamuni una torta di fango. Il maggiore dei due, proprio per la sincerità del suo spirito di offerta, rinacque nelle vesti di un grande sovrano.

Si tratta di una torta senza zucchero, estremamente semplice e sana. Come Gioia in Cucina vuole.

INGREDIENTI

230 grammi di farina integrale

20 grammi di cacao amaro

100 di uvetta passa

6 grammi di bicarbonato

30 grammi di aceto di mele

190 grammi di acqua

60 grammi di olio EVO

PROCEDIMENTO

Nel bicchiere del minipimer a immersione ammolla, per almeno due, ore l’uvetta nell’acqua. Dopo frullala. In una ciotolina unisci il bicarbonato e l’aceto di mele. In una ciotola unisci la farina e il cacao. Aggiungi il composto di uvetta e acqua e l’olio. Aggiungi il lievito (ossia bicarbonato e aceto di mele) e mescola per bene . Versa il composto in una teglia di 20 cm e inforna per 40 minuti in forno preriscaldato a 180°.

IL TOFU, IMPARIAMO AD AMARLO!

Alimenti nuovi o insoliti

Un’alimentazione di tipo vegetale si basa su un’estrema varietà di alimenti, alcuni arrivano da tradizioni culinarie millenarie, altri sono alimenti di recente elaborazione. Gli spaghetti al pomodoro sono il piatto simbolo della Dieta Mediterranea. Tutti li amiamo e ne andiamo fieri. Eppure quella del pomodoro non è una pianta tipica del bacino del Mediterraneo e, sino al 1492, non era nemmeno conosciuta da noi italiani! Per non parlare degli spaghetti! Lo sapete, vero, che gli spaghetti non sono una nostra invenzione bensì degli arabi i quali, in epoca medioevale, hanno portato in Sicilia la pratica della pasta essiccata? Quindi, perché arricciare il naso di fronte a un bel panetto di tofu?

In questa nuova rubrica vi porterò a conoscere (e apprezzare!) alimenti inconsueti che, se saputi cucinare, oltre ad allietare il nostro palato, sono salutari per il nostro organismo. Iniziamo con il tofu.

Il tofu è il “formaggio” ricavato dal latte di soia. Ha origini antiche, probabilmente è stato inventato dai monaci buddisti cinesi. Si tratta di un alimento che in cucina è estremamente versatile. È poco calorico, ricco di proteine e privo di colesterolo. Il termine tofu significa “carne senza ossa” proprio perché ha un apporto proteico come quello della carne.

Ormai il tofu si trova in vendita anche nei più comuni supermercati ma può essere tranquillamente prodotto in casa partendo dal “latte” di soia (nei miei corsi insegno come realizzarlo!). Io ho pure una splendida “tofiera” in legno fatta a mano e regalo di un mio caro amico.

Esistono di due tipologie di tofu: il tofu in panetto, detto anche tofu secco. Può essere al naturale, aromatizzato oppure affumicato; il tofu vellutato, anche detto silken tofu.

Diciamoci la verità, il tofu, se non preparato bene, ha il sapore di cartone bagnato. Pertanto, fidatevi di me e seguite o prendete spunto dalle mie ricette (presto ne aggiungerò altre!):

PESTO DI POMODORI SECCHI SOTT’OLIO E TOFU

BURGER DI TOFU E SPINACI

TORTA PASQUALINA

Un pizzico di… storia – Platone e polpette di ricotta

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nella scorsa puntata vi ho parlato di Pitagora, padre del vegetarianesimo. Oggi vi faccio conoscere il pensiero di uno dei più grandi filosofi dell’antichità: Platone.

Il grande filosofo ateniese ne Le Leggi, fa riferimento a un tempo arcaico in cui gli uomini non uccidevano animali né per cibarsene né per sacrificarli alle divinità: «presso altri popoli non vi era neppure il coraggio di gustare la carne di bue, e agli dei non si sacrificavano animali, ma focacce, e frutti inzuppati nel miele, e simili altre incontaminate offerte, e non si toccava carne, quasi fosse empio mangiarne, e così macchiare di sangue gli altari degli dei» (Platone, Le Leggi, Cap. 6 BUR – Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2005).

Ma non è tutto, in Platone, troviamo una consapevolezza quasi profetica. Lungimiranti sono, infatti, le affermazioni che, ne La Repubblica, attribuisce a Socrate il quale, parlando con Glaucone, pronuncia una sorta di profezia: «avremo bisogno di molti maiali e di guardiani, e poi saremmo costretti a ricorrere più spesso ai medici. E gli allevamenti richiederanno spazi nuovi, sottraendo terreno all’agricoltura. Così, la città sarà costretta a invadere i paesi vicini ed a fare la guerra» (Platone, La Repubblica, Laterza, Bari 2007).

Polpette di ricotta

Nella mitologia greca il primo a produrre formaggi e ricotta fu Aristeo, figlio del dio Apollo e della principessa Cirene. Ed è sempre nella letteratura greca che si trova la prima testimonianza della ricotta: nel IX canto dell’Odissea, dove viene narrata la vicenda di Polifemo, il ciclope che produce formaggi e ricotta.

Per tale motivo mi è venuto in mente di associare le golose polpettine al grande filosofo. Ovviamente in versione vegetale!

INGREDIENTI PER 40 POLPETTINE

400 grammi di ricotta vegetale

60 grammi di parmigiano vegetale

60 grammi di pangrattato più pangrattato per ripassare le polpette

Olio EVO q. b.

Sale q. b.

Olio per la frittura (io ti consiglio l’olio EVO)

Facoltativo:

Prezzemolo tritato

Noce moscata grattugiata

Pepe nero

PROCEDIMENTO

Impasta tutti gli ingredienti (se l’impasto dovesse risultare troppo morbido puoi aggiungere un po’ di pangrattato) e forma delle polpettine rotonde di circa 3 centimetri di diametro. Passale nel pangrattato e friggile in abbondante olio bollente finché non sono ben dorate.

Un pizzico di… storia – Pitagora e fave fresche!

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti i quali, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Ogni mercoledì pubblico un articolo su tale argomento, ogni personaggio è accompagnato da una mia ricetta inedita. L’abbinamento può dipendere da una mia bizzarra associazione di idee o da un ingrediente correlato alla persona di cui parlo.

In Occidente, la consuetudine di non mangiare carne come scelta volontaria per motivazioni etiche e religiose affonda le sue radici nell’antica Grecia, dove l’alimentazione era basata soprattutto su piante spontanee, cereali e legumi. La carne era riservata a eventi particolari o sacrifici religiosi.

Pitagora (570 – 495 a. C.) filosofo, matematico, astronomo e politico, è considerato il padre occidentale del vegetarianesimo.

Il pensiero del filosofo greco, probabilmente influenzato da altre culture come quella egiziana, si basa su una visione ecocentrica e antispecista in quanto considera l’essere umano sullo stesso piano degli altri animali.

Nelle Metamorfosi Ovidio gli fa dire: «Astenetevi, oh mortali, dal contaminarvi il corpo con pietanze empie! Ci sono i cereali, ci sono i frutti che piegano con il loro peso i rami, grappoli d’uva turgidi sulle viti. Ci sono verdure deliziose, ce n’è di quelle che si possono rendere più buone con la cottura. E nessuno vi proibisce il latte, e il miele che profuma di timo. La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e di sangue. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo, vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l’abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele povere carni piagate, facendo il verso col muso ai Ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?» (Ovidio, Metamorfosi, XV, 75-95, Mondadori, Milano 2015).

Pitagora e gli allievi della sua scuola credevano nella metempsicosi, la trasmigrazione delle anime, secondo cui l’anima degli animali è uguale a quella degli uomini. Per tale motivo uccidere un animale era considerato alla stessa stregua di uccidere un essere umano.

Pasta con le fave fresche

Si narra che Pitagora preferì essere catturato invece di nascondersi in un campo di fave. Le fave erano un legume bandito dalla scuola pitagorica. E, inevitabilmente, è il primo ingrediente che mi balza in mente pensando al piatto da associare al filosofo greco. Che mi possa perdonare!

INGREDIENTI

250 grammi di ditaloni rigati integrali

Un chilo di fave fresche

Una cipolla rossa di Tropea

Acqua q. b.

Circa 20 grammi di olio EVO

Sale q.b.

Pepe nero q. b.

PROCEDIMENTO

Affetta la cipolla e mettila in un tegame con l’olio caldo. Aggiungi un pizzico di sale e continua a farla rosolare, quindi aggiungi un po’ di acqua e, dopo una trentina di secondi, aggiungi le fave fresche. Verso fine cottura aggiusta di sale e pepe.

Intanto cuoci la pasta e uniscila alle fave prima che sia al dente. Se necessario aggiungi un po’ di liquido di cottura della pasta. Ultima la cottura e, una volta spento il fuoco, lasciala riposare per un minuto.

RICETTA ILLUSTRATA DA MIRIAM VIOLA

Qualche mese fa, a uno dei miei corsi di pasticceria vegetale e salutista, ha partecipato una ragazza la quale, dopo pochi giorni, mi ha scritto facendomi una proposta particolare.

Lei si chiama Miriam Viola, è una pittrice, illustratrice e scrittrice, si è diplomata in Illustrazione alla “Accademia Nemo” di Firenze dove ha avuto l’occasione apprendere da grandi fumettisti, artisti acquerellisti e character designer. Per Ciesse Edizioni ha pubblicato il romanzo “La chiave giusta”  e “Il Giramondo” .

Come potrete immaginare, mi ha proposto di illustrare una mia ricetta.
Arte figurativa e culinaria insieme. Per questo connubio ho scelto una ricetta rappresentativa di un’altra unione: due preparazioni antiche per tradizione, lontane per cultura ma che insieme sono un’esplosione di gusto. I pomodori secchi sott’olio, peculiarità della cucina del Sud Italia, e il tofu, il formaggio a base di soia inventato dai monaci buddisti cinesi.

L’illustrazione di Miriam mi è piaciuta tantissimo. Lei è veramente talentuosa. La potete seguire sui suoi profili di Facebook e su Instagram. Magari un giorno proverò a partecipare a qualche suo corso di acquerello. O magari insieme pubblicheremo un libro di ricette illustrate.

Un pizzico di… storia – I Veda

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nel primo articolo vi ho parlato di Zarathustra. Oggi prendo in considerazione non un personaggio bensì una delle più antiche e famose raccolta di testi, non tutti sacri: i Veda.

Al contrario di quanto si possa pensare, il veganesimo non è una “moda” recente. Infatti, già nei Veda, la raccolta di testi elaborata dagli Arii, il più antico dei quali è ascrivibile al 2500 a. C., si possono leggere raccomandazioni per un’alimentazione di tipo vegano: «Se una persona mangia carne umana, di cavallo o di altri animali, e priva gli altri del latte uccidendo le mucche, o re, se tale essere malvagio non desiste con altri mezzi, allora non devi esitare a tagliargli la testa.» (Rig Veda, 10, 87, 16).

E ancora: «Le anime nobili, che praticano la meditazione e le altre discipline dello yoga, che sono attente a tutti gli esseri e che proteggono tutti gli animali, sono quelle che hanno davvero intenzioni serie verso le pratiche spirituali» (Atharva Veda, 19, 48, 5).

L’alimentazione del vero yogi, infatti, dovrebbe essere basata esclusivamente su alimenti di origine vegetale per una migliore elevazione dello spirito.

Melanzane a funghetto

A questo articolo avrei potuto abbinare una ricetta dell’alimentazione Ayurvedica ma sarebbe stato troppo scontato. E poi, all’Ayurveda, incredibilmente vasta e con una visione spiccatamente differente rispetto a quella occidentale, ho già in mente di dedicare altri articoli e corsi.

Foto di Marta Ranieri

Agli antichi testi indiani dei Veda abbino un contorno semplice ma golosissimo, che ha come protagonista la melanzana, che sembra abbia origini proprio in India.

INGREDIENTI PER  4 PERSONE

2 melanzane viola grandi

Farina di tipo 1 q. b.

Acqua q. b.

Olio EVO 

Sale integrale

PREPARAZIONE

Lava le melanzane e tagliale a bastoncini piuttosto grossi. Mettili in una ciotola con acqua salta affinché perdano l’amaro. Dopo un paio d’ore sciacquali e strizzali per bene. Passa i bastoncini di melanzana nella farina e friggili in abbondante olio EVO. Falli asciugare sul panno carta impattali, aggiungi il sale e servili ben caldi.

Un pizzico di… storia – Zarathustra e burger di riso nero

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Ovviamente non mi limiterò a illustrare il pensiero di personaggi o la concezione sugli animali peculiare di un periodo storico. Ogni articolo sarà corredato da una ricetta inedita. Un piatto che, per un motivo o per un altro, abbinerò al/alla protagonista della rubrica.

I primi moniti contro l’uccisione di animali possono essere ricondotti a Zarathustra, riformatore religioso sulla cui esistenza è ormai concorde la maggior parte degli studiosi, vissuto in Persia, nel periodo preislamico intorno al X secolo a. C., e fondatore dello zoroastrismo.

A Zarathustra sono attribuite la seguente dichiarazione «Chi rinuncia a cibarsi delle carni martoriate avrà lo spirito santo e la verità. Mi pento, mi umilio e faccio penitenza per tutti i peccati commessi contro gli animali.» (Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este 1994, p. 258.).

Mini burger di riso nero

Ricetta gluten free

Zarathustra mi fa pensare a qualcosa di lontano, nel mio immaginario è avvolto da un alone di mistero. Pertanto ho deciso di abbinarlo al riso nero, d’origine orientale ma ormai prodotto anche in Italia dalla SA.PI.SE. (Sardo Piemontese Sementi Soc. Coop – Società Agricola), che ne ha registrato la varietà presso il Registro Nazionale delle Specie Agrarie.

Il riso nero, dall’inconfondibile profumo di pane appena sfornato, l’ho abbinato ai fagioli neri, con la Persia di Zarathustra hanno ben poca attinenza ma ben si sposano con il cereale prescelto.

Così ho ideato questi miniburger molto saporiti.

INGREDIENTI

200 grammi di riso nero già cotto

200 grammi di fagioli neri già cotti

Una carota

Una costa di sedano

Uno spicchio di aglio

Un cucchiaino di tahina

Pepe nero q. b.

Sale integrale q. b.

Olio EVO q. b.

PROCEDIMENTO
In una padella antiaderente fai rosolare lo spicchio di aglio. Aggiungi la carota e il sedano tagliati a dadini, salali e falli soffriggere fin quando non si sono ammorbiditi. In una ciotola frulla il riso, i fagioli neri, le verdure soffrite e il cucchiaino thaina. Aggiusta di sale e pepe. Prepara i miniburger e cuocili, nella stessa padella nella quale hai soffritto le verdure, 4 minuti per lato.