LA DIETA MEDITERRANEA

In un blog come questo, ritengo opportuno parlare di alcune culture alimentari che, in un modo o nell’altro, danno notevoli contributi a uno stile di vita sano e vegano. Inoltre, quello delle culture alimentari è un tema a me molto caro in quanto oggetto della mia tesi del corso di perfezionamento in alimentazione vegetariana e vegana.

Inizio con la Dieta Mediterranea, che è molto vicina alla dieta vegana ed è parte integrante del nostro patrimonio culturale, nonostante oggi tutti ne parlino ma pochi la seguano: fast food, cibi industriali e raffinati spopolano sulle tavole degli italiani.

L’UNESCO ha inscritto la Dieta Mediterranea fra i patrimoni immateriali dell’umanità. Ecco come la definisce:

“La dieta mediterranea comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo. La dieta mediterranea enfatizza i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività e rappresenta un modo di vivere guidato dal rispetto della diversità. Essa svolge un ruolo vitale in spazi culturali, festival e celebrazioni riunendo persone di tutte le età e classi sociali; include l’artigianato e la produzione di contenitori per il trasporto, la conservazione e il consumo di cibo, compresi piatti di ceramica e vetro. Le donne giocano un ruolo fondamentale nella trasmissione delle conoscenze della dieta mediterranea. La dieta mediterranea è un bene immateriale transnazionale dei seguenti paesi: Cipro, Croazia, Spagna, Grecia, Italia, Marocco e Portogallo.”


Io sono diretta testimone di questa definizione. Il mio paese d’origine è Nicotera, un piccolo borgo della Calabria nel quale è stato svolto lo studio pilota diretto da Ancel Keys (1904 – 2004), professore dell’Università del Minnesota il quale studiò e definì la dieta mediterranea. Qui, nella casa dei nonni, ho potuto sperimentare, gli ingredienti genuini e salutari, la convivialità non solo nel mangiare ma anche nel cucinare il cibo, piatti tradizionali cotti in vasi di terracotta posti accanto alle braci del camino, le conserve di ortaggi messi sott’olio, la fermentazione del vino…

Paradossalmente è proprio uno statunitense a inquadrare le caratteristiche della dieta mediterranea: Keys rimane colpito dalla bassa incidenza di malattie cardiovascolari e gastrointestinali nei paesi del Mediterraneo. Dopo lo studio pilota in Calabria (1958) si trasferisce nel Cilento, a Pioppi.

In seguito ad anni di studi giunge alla conclusione che un’alimentazione a base di cereali integrali, legumi, ortaggi e frutta, olio extravergine d’oliva, poco pesce e pochissima carne sortisce ottimi effetti su chi la segue. Denomina questa alimentazione “Mediterranean Diet”.

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