Un pizzico di… storia – Plutarco e melanzane ripiene

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Mercoledì scorso vi ho parlato dell’alimentazione dell’antica Roma e di quanto fossero veg i gladiatori, oggi vi espongo il pensiero di un grande filosofo, scrittore e biografo greco vissuto sotto l’impero romano: Plutarco (46 – 120 d. C.).

Sorprendenti, per l’estrema sensibilità nei confronti degli animali e per la visione moderna che li contraddistingue, sono i Moralia di Plutarco, animalista ante litteram.

Nel De mangiare carne afferma: “Che l’uomo non sia carnivoro di natura è provato, in primo luogo dalla sua struttura fisica. Il corpo umano non ha nessuna affinità con alcuna creatura formata per mangiar carne. […] Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se l’anima presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di anima?”.

E ancora si interroga su «come poté la vista sopportare l’uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l’olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?». (Plutarco, Del mangiare carne, Edizioni Mille Lire – Stampa alternativa, Roma 1995, pagg. 11, 15, 16).

Ciò che lo scrittore greco pone in evidenza è che il cibarsi di carne è un fattore culturale e non naturale; tale argomentazione è stata trattata di recente da Melanie Joy in un testo che ha avuto notevole successo e di cui parlerò in un prossimo articolo.

Melanzane ripiene

Per un personaggio così bello come Plutarco ci vuole un piatto importante, un piatto tipico della tradizione culinaria della mia terra d’origine, la Calabria, ma che ho ritrovato anche in Sicilia. Le melanzane ripiene o, meglio, i milingiani chini.

INGREDIENTI PER  4 PERSONE

4 melanzane medie

200 grammi di pane casareccio raffermo

Lievito alimentare in scaglie

Mozzarisella

Olive nere denocciolate tagliate a pezzettini

Capperi

Basilico

Uno spicchio di aglio

Prezzemolo

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio EVO

PROCEDIMENTO

Taglia le melanzane a metà (in lungo) e falle bollire in acqua salata. A cottura ultimata scolale. Intanto trita grossolanamente il pane raffermo. Quando le melanzane si saranno intiepidite, togli la polpa e tagliuzzala in una ciotola. Quindi unisci il pane tritato grossolanamente, il parmigiano vegetale, la mozzarisella, i pezzetti di olive nere, i capperi, l’aglio tritato, l’olio EVO, il prezzemolo e un pizzico di pepe nero. Mescola per bene e usa l’impasto per riempire le metà delle melanzane. Disponi le metà in una teglia ben oliata e inforna a 180° per circa mezz’ora, finché non si formerà una crosticina dorata. Puoi servirle anche fredde.

Un pizzico di… storia – Pitagora e fave fresche!

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti i quali, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Ogni mercoledì pubblico un articolo su tale argomento, ogni personaggio è accompagnato da una mia ricetta inedita. L’abbinamento può dipendere da una mia bizzarra associazione di idee o da un ingrediente correlato alla persona di cui parlo.

In Occidente, la consuetudine di non mangiare carne come scelta volontaria per motivazioni etiche e religiose affonda le sue radici nell’antica Grecia, dove l’alimentazione era basata soprattutto su piante spontanee, cereali e legumi. La carne era riservata a eventi particolari o sacrifici religiosi.

Pitagora (570 – 495 a. C.) filosofo, matematico, astronomo e politico, è considerato il padre occidentale del vegetarianesimo.

Il pensiero del filosofo greco, probabilmente influenzato da altre culture come quella egiziana, si basa su una visione ecocentrica e antispecista in quanto considera l’essere umano sullo stesso piano degli altri animali.

Nelle Metamorfosi Ovidio gli fa dire: «Astenetevi, oh mortali, dal contaminarvi il corpo con pietanze empie! Ci sono i cereali, ci sono i frutti che piegano con il loro peso i rami, grappoli d’uva turgidi sulle viti. Ci sono verdure deliziose, ce n’è di quelle che si possono rendere più buone con la cottura. E nessuno vi proibisce il latte, e il miele che profuma di timo. La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e di sangue. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo, vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l’abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele povere carni piagate, facendo il verso col muso ai Ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?» (Ovidio, Metamorfosi, XV, 75-95, Mondadori, Milano 2015).

Pitagora e gli allievi della sua scuola credevano nella metempsicosi, la trasmigrazione delle anime, secondo cui l’anima degli animali è uguale a quella degli uomini. Per tale motivo uccidere un animale era considerato alla stessa stregua di uccidere un essere umano.

Pasta con le fave fresche

Si narra che Pitagora preferì essere catturato invece di nascondersi in un campo di fave. Le fave erano un legume bandito dalla scuola pitagorica. E, inevitabilmente, è il primo ingrediente che mi balza in mente pensando al piatto da associare al filosofo greco. Che mi possa perdonare!

INGREDIENTI

250 grammi di ditaloni rigati integrali

Un chilo di fave fresche

Una cipolla rossa di Tropea

Acqua q. b.

Circa 20 grammi di olio EVO

Sale q.b.

Pepe nero q. b.

PROCEDIMENTO

Affetta la cipolla e mettila in un tegame con l’olio caldo. Aggiungi un pizzico di sale e continua a farla rosolare, quindi aggiungi un po’ di acqua e, dopo una trentina di secondi, aggiungi le fave fresche. Verso fine cottura aggiusta di sale e pepe.

Intanto cuoci la pasta e uniscila alle fave prima che sia al dente. Se necessario aggiungi un po’ di liquido di cottura della pasta. Ultima la cottura e, una volta spento il fuoco, lasciala riposare per un minuto.

Un pizzico di… storia – I Veda

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nel primo articolo vi ho parlato di Zarathustra. Oggi prendo in considerazione non un personaggio bensì una delle più antiche e famose raccolta di testi, non tutti sacri: i Veda.

Al contrario di quanto si possa pensare, il veganesimo non è una “moda” recente. Infatti, già nei Veda, la raccolta di testi elaborata dagli Arii, il più antico dei quali è ascrivibile al 2500 a. C., si possono leggere raccomandazioni per un’alimentazione di tipo vegano: «Se una persona mangia carne umana, di cavallo o di altri animali, e priva gli altri del latte uccidendo le mucche, o re, se tale essere malvagio non desiste con altri mezzi, allora non devi esitare a tagliargli la testa.» (Rig Veda, 10, 87, 16).

E ancora: «Le anime nobili, che praticano la meditazione e le altre discipline dello yoga, che sono attente a tutti gli esseri e che proteggono tutti gli animali, sono quelle che hanno davvero intenzioni serie verso le pratiche spirituali» (Atharva Veda, 19, 48, 5).

L’alimentazione del vero yogi, infatti, dovrebbe essere basata esclusivamente su alimenti di origine vegetale per una migliore elevazione dello spirito.

Melanzane a funghetto

A questo articolo avrei potuto abbinare una ricetta dell’alimentazione Ayurvedica ma sarebbe stato troppo scontato. E poi, all’Ayurveda, incredibilmente vasta e con una visione spiccatamente differente rispetto a quella occidentale, ho già in mente di dedicare altri articoli e corsi.

Foto di Marta Ranieri

Agli antichi testi indiani dei Veda abbino un contorno semplice ma golosissimo, che ha come protagonista la melanzana, che sembra abbia origini proprio in India.

INGREDIENTI PER  4 PERSONE

2 melanzane viola grandi

Farina di tipo 1 q. b.

Acqua q. b.

Olio EVO 

Sale integrale

PREPARAZIONE

Lava le melanzane e tagliale a bastoncini piuttosto grossi. Mettili in una ciotola con acqua salta affinché perdano l’amaro. Dopo un paio d’ore sciacquali e strizzali per bene. Passa i bastoncini di melanzana nella farina e friggili in abbondante olio EVO. Falli asciugare sul panno carta impattali, aggiungi il sale e servili ben caldi.

PEPERONI DELLA MAMMA


Ingredienti:
Tre grossi peperoni
Pangrattato di pane casereccio
Sale integrale
Olio EVO

Procedimento:
Lava e pulisci i peperoni togliendo i semini e i filamenti bianchi. Tagliali a pezzettoni. Fai scaldare abbondante olio EVO in una padella e friggi i peperoni. Raccoglili con una schiumaiola e ponili sulla carta assorbente. Salali e rimettili nella stessa padella in cui li hai fritti dopo aver tolto quasi tutto l’olio. Quindi alza la fiamma, cospargili con due manciate di pangrattato e rigira velocemente per evitare che si attacchino sino a che il pangrattato non si abbrustolisce.

POMODORI SOTT’OLIO

Ricetta raw e gluten free

I pomodori secchi sono molto più di un gustoso antipasto in quanto possono rappresentare l’ingrediente principale di gustosi primi o secondi piatti. Per quanto riguarda la varietà, è preferibile usare pomodori di dimensioni piccole o medie, non importa se rotondi o allungati.
Ci sono diverse modalità con cui essiccare i pomodori: naturale e con l’essiccatore.
 
L’essiccazione naturale è quella tradizionale, usata dalle donne di un tempo. Non comporta il consumo di energia ma bisogna armarsi di particolare premura e pazienza per evitare che i pomodori si rovinino.
Per essiccare i pomodori, lavali bene sotto l’acqua corrente a tagliali a metà, svuotali dai semi, cospargili di sale e mettili su una rete rigida. Ricorda che la parte della polpa va messa verso l’alto. Poni la rete al sole durante il giorno (dovrebbe essere inclinata per una migliore circolazione dell’aria) e toglila al tramonto. Ripeti l’operazione nei giorni seguenti sino a quando i pomodori non saranno secchi. A seconda delle condizioni climatiche ci possono volere anche 10 giorni, l’umidità ritarda il processo di disidratazione.

L’essicazione con il disadratatore è di gran lunga più semplice e veloce. Io adopero l’essiccatore Soul della Siquri a tecnologia a raggi infrarossi (infrared Ray) con la stessa lunghezza di quella solare.

Se ti interessa un essiccatore, vai sul sito http://www.siquri.com e usa il codice sconto “ESTRATTIDIGIOIA” per avere un trattamento speciale.

In un mercato ben fornito puoi reperire i pomodori già seccati, ma fai sempre attenzione al paese di provenienza!

Ma vediamo come procedere uno volta ottenuti i pomodori secchi.
 
INGREDIENTI
Pomodori secchi di dimensioni piccole e medie
Aglio
Capperi
Origano
Sale
Olio EVO
Mezzo bicchiere di aceto di vino bianco

PROCEDIMENTO
Sbollenta per un paio di minuti i pomodori secchi in una pentola con acqua e mezzo bicchiere di aceto di vino bianco. Scolali e lasciali raffreddare.
Ora i pomodori sono pronti per essere invasati. Disponili a strati in un vasetto sterilizzato a chiusura ermetica. Pressa bene a ogni strato e aggiungi, a poco a poco, i vari ingredienti. Alla fine riempi il barattolo con l’olio extravergine d’oliva sino all’orlo. Lasciali riposare per 24 ore in un luogo fresco e al riparo dalla luce del sole. Controlla il livello dell’olio, aggiungine se necessario. Aspetta almeno un mese prima di consumarlo, così saranno ben insaporiti.

OLIVE VERDI SCHIACCIATE

Al contrario di quanto si possa pensare, la mia Calabria ha una lunga tradizione culinaria vegan caratterizzata da tanti, gustosi e, soprattutto, genuini piatti realizzati con gli ingredienti che la terra offre. Ed è proprio da questo presupposto che ha avuto origine l’idea di riunire tanta bontà in un libro. Il libro è rimasto solo una bozza (almeno per il momento!) ma è nato Vegando in…! Ecco una delle tante ricette tipiche.

Il procedimento di questa ricetta è un po’ lungo poiché le olive devono essere schiacciate (con una pietra piatta) e denocciolate una per una. Ma, con un po’ di fortuna, in alcuni mercati troverai chi ha fatto questo lavoro al tuo posto!

Ingredienti:
Olive verdi
Peperoncino piccante calabrese
Aglio
Semi di finocchio
Carota
Sedano
Origano secco
Sale integrale
Olio EVO

Procedimento:
Metti le olive a bagno, in acqua fredda, per un paio di giorni così perderanno il sapore amaro. Mi raccomando:cambia l’acqua almeno una volta al dì e copri per bene, con un telo di lino, la bacinella.
Quando le olive saranno diventate dolci falle sgocciolare per bene e ponile in un contenitore aggiungendo il peperoncino piccante tagliato a rondelle, l’aglio sminuzzato, i semi di finocchio (a me non piacciono, quindi puoi pure farne a meno!), le carote e il sedano tagliati a cubetti piccoli, l’origano, una manciata di sale integrale e abbonante olio EVO.
Possono durare anche 10 giorni in frigorifero. Se messe in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente e ricoperte con olio si conservano molto più a lungo.

PATATE ‘MPACCHIUSE

Ricetta gluten free

Al contrario di quanto si possa pensare, la mia Calabria ha una lunga tradizione culinaria vegan caratterizzata da tanti, gustosi e, soprattutto, genuini piatti realizzati con gli ingredienti che la terra offre. Ed è proprio da questo presupposto che ha avuto origine l’idea di riunire tanta bontà in un libro. Il libro è rimasto solo una bozza (almeno per il momento!) ma è nato Vegando in…! Ecco una delle tante ricette tipiche.

Le patate ‘mpacchiuse possono essere preparate in numerose varianti. A esempio, a metà cottura si possono aggiungere due cipolle rosse di Tropea tagliate a fettine e olive nere. Un’altra variante la si può preparare con i funghi porcini puliti, tagliati e uniti sempre a metà cottura.

Nel corso della cottura le patate si legheranno fra loro, è proprio questo il significato del termine ‘mpacchiuse.

Ingredienti:
Mezzo chilo di patate silane
Uno spicchio di aglio 
Sale integrale q. b.
Olio EVO

Procedimento:
In una padella fai soffriggere lo spicchio di aglione toglilo. Lava e taglia a fette sottili le patate silane e ponile a strati nella padella. Sala a ogni strato. Copri la padella e lasciale cuocere, a fiamma moderata, per una decina di minuti. Girale con delicatezza e ultima la cottura sino a quando non si forma la crosticina.


FILEJA CON FAGIOLI DELL’ASPROMONTE DI NONNA INES

Al contrario di quanto si possa pensare, la mia Calabria ha una lunga tradizione culinaria vegan caratterizzata da tanti, gustosi e, soprattutto, genuini piatti realizzati con gli ingredienti che la terra offre. Ed è proprio da questo presupposto che ha avuto origine l’idea di riunire tanta bontà in un libro. Il libro è rimasto solo una bozza (almeno per il momento!) ma è nato Vegando in…! Ecco una delle tante ricette tipiche.

I fileja sono un tipo di pasta a base di acqua e farina che ha moltissimi geosinonimi.

La varietà di fagioli (chiamati pappaluni) che ho utilizzato è tipica di uno dei luoghi più incantevoli della Regione: l’Aspromonte. Parco Nazionale nel sud della Calabria, caratterizzato da un’ampia biodiversità e straordinari percorsi naturalistici.

Ingredienti per due persone:
160 grammi di fileja
100 grammi di fagioli dell'Aspromonte secchi
Una costa di sedano
Due pomodorini
Uno spicchio di aglio
Un peperoncino calabrese
Olio EVO
Sale integrale q. b.

Procedimento:
Lava i fagioli sotto l’acqua corrente e lasciali in ammollo per almeno 12 ore.
Scola i fagioli e cuocili in una casseruola ricoperti di acqua.
Dopo che hanno raggiunto il bollore abbassa la fiamma e continua la cottura aggiungendo, se necessario, acqua bollente. Sala verso fine cottura.
In un tegame fai soffriggere il sedano e i pomodorini tagliati a pezzetti, l’aglio e il peperoncino. Quando sono cotti, aggiungi i fagioli con un po’ di liquido di governo e fai insaporire.
Dopo aver scolato i fileja aggiungili ai fagioli e rigira il tutto per qualche minuto a fiamma bassa per amalgamare bene. Fai riposare a fuoco spento per un paio di minuti.

STRONCATURA CON “CIAPPA” POMODORI SECCHI BIO

Pasta calabrese e pomodorini siciliani

Sono calabrese, amo la mia Terra, e amo la Sicilia, Regione meravigliosa che ormai mi ha adottata. In cucina amo giocare con gli ingredienti tipici unire queste duebregioni nei miei piatti. Ingredienti semplici e che affondano le radici nella tradizione.

Proprio come la stroncatura, pasta tipica calabrese, della Piana di Gioia, che anticamente veniva realizzata con i residui della farina e della crusca che, dopo le operazioni di molatura del grano, venivano raccolti da terra. Ed è proprio per le scarse condizioni igieniche che per lungo tempo è stata considerata illegale e venduta di contrabbando. Oggi viene prodotta dai migliori pastifici (nelle giuste condizioni igieniche, ovvio!) e, da cibo povero, ha ribaltato la sua posizione.

E come i pomodorini essiccati al sole di Sicilia come da tradizione, carnosi e saporiti.

Ingredienti
160 grammi di stroncatura
30 grammi di “ciappa” pomodori secchi bio
200 grammi di spinaci freschi
Aglio in polvere q. b.
Un pezzetto di zenzero fresco
Una manciata di semi di girasole
Olio EVO
Sale integrale q. b.


Procedimento
In una padella antiaderente fai appassire gli spinaci freschi in un cucchiaio di olio EVO. Aggiungi un pizzico di sale, l’aglio in polvere e i pomodorini secchi precedentemente ammorbiditi in un po’ di acqua calda. Cucina a fiamma bassa per pochi minuti. Scola la pasta al dente e falla saltare nella padella. Aggiungi lo zenzero grattugiato fresco e i semi di girasole. Buon appetito!