Un pizzico di… storia – Margherita Hack e zuppa di ceci

Attualmente sono tanti i personaggi famosi che dichiarano pubblicamente di essere vegetariani o vegani. Filosofi, attori, cantanti, sportivi e attivisti che cercano di svegliare l’opinione pubblica e le coscienze affinché venga adottato uno stile di vita più sano per l’uomo, siano tutelati gli animali e venga salvaguardato tutto l’ecosistema.

Nello scorso articolo vi ho parlato del grande Tiziano Terzani. L’ultima puntata di questa rubrica è dedicata alla straordinaria Margherita Hack.

La grande astrofisica italiana Margherita Hack in una dichiarazione del febbraio 2001 afferma: “A quei medici che dicono che un bambino non può crescere senza carne, dico che io non ho mai mangiato carne, perché quando sono nata i miei genitori erano già vegetariani. Eppure sono stata campione di salto in alto e lungo, e ora a 79 anni faccio 100 km in bicicletta, gioco a pallavolo e non ho mai avuto malattie serie”.

Nel suo breve scritto Perché sono vegetariana, Margherita Hack spiega le motivazioni del suo essere vegetariana come scelta personale e come scienziata e analizza i motivi per i quali tale tipo di alimentazione è salutare per il corpo, porta benefici a tutto l’ecosistema, non causa sofferenza a esseri viventi, inoltre “… l’alimentazione carnivora è in gran parte responsabile della fame che affligge ancora tante popolazioni dei paesi eufemisticamente detti “in via di sviluppo”. Infatti pochi sanno che i quattro quinti della terra coltivata in tutto il Pianeta sono usati per produrre foraggio per gli animali e solo un quinto per il consumo umano di cereali, frutta e verdura” (Perché sono vegetariana, Edizioni dell’Altana, Roma 2011, pag. 128).

In un’intervista (intervista a Federica Vitale, Margherita Hack ci racconta il suo universo, Nextme 14 luglio 2011), alla giornalista che le chiede la differenza fra gli uomini e gli animali risponde che, se bene la scienza non sia ancora giunta a conclusioni definitive, ritiene che consista nella capacità di astrazione del cervello umano e della possibilità che hanno gli uomini di far uso di un linguaggio complesso”.

Zuppa di ceci

Alla figura della Hack sono molto affezionata. Da piccola desideravo diventare un’astrofisica come lei. Quando poi ho compreso che avrei avuto a che fare con la fisica… beh, mi era rimasto soltanto l’amore per le stelle! Per lei ci vuoi una ricetta tradizionale semplice, rustisca ma corposa al contempo. Una meravigliosa zuppa di ceci!

INGREDIENTI

400 gr di ceci
4 pomodorini
Una cipolla rossa di Tropea
Una costa di sedano
Uno spicchio di aglio
Una carota
Una foglia di alloro
Peperoncino secco
Olio EVO
Sale q. b.

PROCEDIMENTO
Come per tutti i legumi secchi, anche i ceci devono essere lavati (per rimuovere possibili impurità) e messi in ammollo in acqua fredda per almeno 12 ore. Quindi per preparare la zuppa di ceci ti conviene pensarci il giorno prima!

Dopo l’ammollo i ceci sono pronti per essere cucinati. Scolali e mettili in una pentola con acqua abbondante (il cui livello superi di 10 cm i legumi), la foglia di alloro e lo spicchio d’aglio.

Fai cuocere sino a bollore e dopo abbassa la fiamma.  Salali verso fine cottura, non prima altrimenti  la pellicina si indurisce.

Il tempo di cottura dipenderà dalla qualità dei ceci utilizzati ma si aggira intorno alle 3 ore.

Intanto prepara un soffritto con olio, carota, sedano e cipolla, tagliati a pezzettini. Aggiungi i pomodorini e cuocili per un paio di minuti.

Quando i ceci saranno cotti scolali (ma non buttare l’acqua di cottura!) e uniscili al soffritto con un po’ d’acqua di cottura ma senza l’aglio e l’alloro. Quindi fai insaporire per qualche minuto a fuoco lento  e mescolando delicatamente (utilizza meglio un cucchiaio di legno)

Impiatta e servi ben caldo.

Un pizzico di… storia – Tiziano Terzani e pasta e patate

Attualmente sono tanti i personaggi famosi che dichiarano pubblicamente di essere vegetariani o vegani. Filosofi, attori, cantanti, sportivi e attivisti che cercano di svegliare l’opinione pubblica e le coscienze affinché venga adottato uno stile di vita più sano per l’uomo, siano tutelati gli animali e venga salvaguardato tutto l’ecosistema.

Un giornalista, scrittore e filosofo che ha fatto propria la dottrina filosofica della non violenza è Tiziano Terzani (1938 – 2004). “Avete mai sentito le grida che vengono da un macello? Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa ultima paura dell’animale che muore”. (Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, Longanesi, 2004, Milano). “… l’uomo ha sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei confronti di altri esseri viventi” (op. cit.). “Violenza, produce violenza, non c’è niente da fare. Per questo anche il mio essere vegetariano è una scelta morale. Ma come si può allevare la vita per ucciderla o mangiarsela, come si può tenere in delle spaventose gabbie migliaia e migliaia di polli a cui si debba tagliare il becco perché non becchino le galline che gli stanno a fianco… Tutto per ingrassare, tutto perché possiamo avere anche noi una parte di questa realtà…” (Documentario Anam Il Senza Nome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani. Un film di Mario Zanot).

PASTA E PATATE

Per un filosofo immenso come Terzani ci vuole un piatto di quelli che ti appagano e riscaldano. Certo, facciamo il pieno di carboidrati ma, ogni tanto, ci sta! Un’ottima ricetta della tradizione calabrese, la pasta e patate!

INGREDIENTI

350 grammi di pasta corta integrale
5 patate silane
Una cipolla rossa di Tropea
Origano q. b.
Sale q. b.
Olio EVO

PROCEDIMENTO
Pela, lava (ovviamente, se sono piene di terra, lavale anche prima di pelarle) e taglia a dadini le patate.
In una pentola fai soffriggere la cipolla nell’olio EVO. Unisci le patate e coprile con l’acqua. Aggiungi l’origano e il sale e fai cuocere.
Nel frattempo cuoci la pasta. Scolala prima che arrivi a cottura e uniscila alle patate. Fai mantecare per bene ultimando la cottura.
Se preferisci, insieme alle patate puoi aggiungere 3 pomodorini dolci.

Un pizzico di… storia – Singer e muffin salati

Attualmente sono tanti i personaggi famosi che dichiarano pubblicamente di essere vegetariani o vegani. Filosofi, attori, cantanti, sportivi e attivisti che cercano di svegliare l’opinione pubblica e le coscienze affinché venga adottato uno stile di vita più sano per l’uomo, siano tutelati gli animali e venga salvaguardato tutto l’ecosistema.

Nella scorsa puntata vi ho parlato del fondatore del veganesimo, Watson. Oggi invece vi porto a conoscere Un grandissimo filosofo contemporaneo: Peter Singer.

L’australiano Peter Singer (1946) è uno dei filosofi contemporanei di maggior rilievo nell’ambito dell’etica. Fra i sui numerosi testi, ricordo Liberazione animale, una sorta di manifesto programmatico, pubblicato nel 1975, considerato una pietra miliare dal movimento animalista internazionale. Ma le sue riflessioni non sono limitate ai diritti degli animali. Secondo Singer ogni sofferenza, sia fisica sia psicologica, deve essere evitata senza alcuna distinzione di età, sesso, razza e specie.

MUFFIN CON POMODORI SECCHI

INGREDIENTI

 250 grammi di farina integrale
50 grammi di pomodori secchi
40 grammi di noci tritate
10 grammi di polvere lievitante bio
60 ml di latte di soia non zuccherato
50 grammi di olio EVO
Sale q. b.

PROCEDIMENTO

In una ciotola setaccia la farina e il lievito e aggiungi il sale. In una tazza prepara un’emulsione con il latte e l’olio. Incorporala alle farine. Dunque aggiungi i pomodori secchi (che precedentemente hai fatto ammorbidire per qualche minuto in acqua tiepida) e le noci. Impasta finché non ottieni un composto  compatto. Riempi i pirottini e cuocili in forno statico a 180° per circa venti minuti.

Un pizzico di… storia – Le due guerre, Waston e crema ai peperoni

Dopo la pausa estiva riprendiamo con la rubrica Un pizzico di … storia ma passiamo ai giorni nostri.

Infatti attualmente sono tanti i personaggi famosi che dichiarano pubblicamente di essere vegetariani o vegani. Filosofi, attori, cantanti, sportivi e attivisti che cercano di svegliare l’opinione pubblica e le coscienze affinché venga adottato uno stile di vita più sano per l’uomo, siano tutelati gli animali e venga salvaguardato tutto l’ecosistema.

Richard Ryder

Nel 1970, lo psicologo britannico Richard Ryder (1940) partendo dai termini sessismo e razzismo, ha coniato il vocabolo “specismo” per indicare le forme di discriminazione verso le altre specie. È l’atteggiamento di superiorità che si esercita in modo oppressivo su un’altra specie non riconoscendone i diritti.

In uno dei suoi testi ha raccontato la genesi della parola “specismo”: “Le rivoluzioni degli anni Sessanta contro il razzismo, il sessismo e le discriminazioni di classe hanno sfiorato appena il mondo animale. Questo mi ha inquietato. L’etica e la politica, a quei tempi, avevano di fatto dimenticato gli esseri non umani. Tutti sembravano preoccuparsi di ridurre i pregiudizi nei confronti degli uomini, possibile che non avessero mai sentito parlare di Darwin? Ovviamente anch’io detestavo il razzismo, il sessismo e le discriminazioni di classe, ma perché fermarsi qui? In quanto professionista nell’ambito della salute, ero persuaso che centinaia di altre specie animali soffrissero la paura, il dolore e l’angoscia, proprio come me. Era necessario preoccuparsene. In particolare si rendeva necessario stabilire un parallelo tra la nostra sorte e quella delle altre specie. Un giorno, nel 1970, mentre facevo un bagno nel vecchio castello di Sunningwell, vicino a Oxford, all’improvviso mi balenò in mente una parola: «specismo»!” (Speciesism Adaim, The Original Leaflet, 2010; citato in Ricard pag. 44, Matthie Ubald Ricard, Sei un animale, casa editrice Sperling&Kupfer, Milano 2016).

Pasta con crema ai peperoni

In estate i miei ospiti hanno molto gradito questa crema ai peperoni. Semplice, fresca e ottima per incentivare l’abbronzatura o meglio, mantenerla! Sperando che settembre ci riservi ancora qualche giornata di mare…

INGREDIENTI PER  2 PERSONE

Un peperone rosso
Una cipolla rossa di tropea
Olio EVO
Latte di soia non zuccherato q. b.
Acqua q. b.
Sale q. b.
Paprika dolce q. b.

PROCEDIMENTO
In una padella fai riscaldare l’olio, aggiungi la cipolla tritata, dopo un po’ aggiungi un pizzico di sale e dopo poco un goccio di acqua per fa perdere l’acidità alla cipolla. Aggiungi il peperone tagliato a cubetti, quindi un mezzo bicchiere di acqua e un mezzo bicchiere di latte di soia, quindi sala il tutto. Lascia cucinare prestando attenzione che non si asciughi troppo.

Un pizzico di… storia – Le due guerre, Waston e crema ai peperoni

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nell’ultima puntata vi ho parlato di Gandhi, oggi vi racconto com’era la situazione nel periodo dei due conflitti mondiali e vi presento un personaggio poco noto ai più ma che ha dato un notevole contributo al veganesimo, coniandone proprio il nome, Donald Waston.

Nel 1908, a Dresda, viene fondata l’Unione Internazionale Vegetariana, con lo scopo di promuovere la cultura vegetariana a livello globale.

Se nel periodo che intercorre fra i conflitti mondiali (e nel corso delle guerre stesse) la scelta vegetariana è quasi obbligata dato che la carne scarseggia, durante il regime nazista i vegetariani vengono perseguitati in quanto considerati sovversivi da Hitler. Risulta falsa la notizia del suo vegetarianesimo.

Donald Waston

Il primo novembre del 1944, Donald Watson, attivista britannico vegetariano dall’età di 13 anni, fonda a Leicester la Vegan Society, distaccandosi dalla Vegetarian Society la quale si era rifiutata di escludere anche i prodotti di derivazione animale.

Viene coniato, così, il termine “vegan” che è una crasi della parola “vegetarian”. In questo modo si segna, in maniera simbolica, l’inizio e la fine del vegetarianesimo.

La fame e le carenze sofferte durante la Seconda Guerra Mondiale scatenano, nel periodo post bellico, una sfrenata ricerca di benessere. Negli Stati Uniti d’America e in Europa iniziano a nascere gli allevamenti intensivi. Le proteine animali divengono sinonimo di ricchezza e viene avviato un selvaggio sfruttamento delle risorse del Pianeta e degli animali.

CREMA AI PEPERONI

Foto di Marta Ranieri

L’ultima ricetta sperimentata per la lezione di cucina tenuta prima dell’Home Restaurant è questa crema ai peperoni. Molto semplice, fresca e ottima per incentivare l’abbronzatura!

INGREDIENTI PER  2 PERSONE

Un peperone rosso
Una cipolla rossa di tropea
Olio EVO
Latte di soia non zuccherato q. b.
Acqua q. b.
Sale q. b.
Paprika dolce q. b.

PROCEDIMENTO
In una padella fai riscaldare l’olio, aggiungi la cipolla tritata, dopo un po’ aggiungi un pizzico di sale e dopo poco un goccio di acqua per fa perdere l’acidità alla cipolla. Aggiungi il peperone tagliato a cubetti, quindi un mezzo bicchiere di acqua e un mezzo bicchiere di latte di soia, quindi sala il tutto. Lascia cucinare prestando attenzione che non si asciughi troppo.

Un pizzico di… storia – Gandhi e pesto di basilico

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Mercoledì scorso vi ho accennato che nella prossima puntata avrei parlato di Gandhi, il quale intrattenne una fitta corrsipondenza con l’autore che lo ispirò e del quale vi ho parlato nel precedente articolo, Lev Tolstoj.

La non violenza è il principio al quale Gandhi (1869 –1948) dedica la sua vita. Per il Mahatma la vita degli uomini e quella degli animali hanno pari dignità. Celebre è la sua affermazione: “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali.”.

La sua scelta di diventare vegano avviene non per sua spontanea volontà, bensì per l’ambiente in cui nasce e vive. La sua è una famiglia di religione induista e la madre segue rigorosamente l’insegnamento dei Veda, la raccolta di testi elaborata dagli Arii, il più antico dei quali è ascrivibile al 2500 a. C., in cui si possono leggere raccomandazioni per un’alimentazione di tipo vegano.

È in Inghilterra che, dopo aver letto diversi testi sull’alimentazione vegana, si rende conto il suo modo di alimentarsi ha un forte valore morale. Fortifica, così, le sue convinzioni sul rispetto di ogni vita. Egli diviene anche socio della London Vegetarian Society.

PESTO DI BASILICO

Ho sperimentato e realizzato tanti tipi di pesto. Con verdure cotte e crude. Ma solo oggi ho preparato quello con il basilico (del mio orto!). Per la prima volta. Strano vero? Comunque sia, il risultato è straordinario. E voglio condividerlo con voi.

INGREDIENTI PER  2 PERSONE

30 grammi di basilico fresco
30 grammi di mandorle pelate di Avola
10 grammi di olio EVO
Mezzo spicchio piccolo di aglio rosso di Nubia
Un pizzico di sale integrale
Acqua q.b.

PROCEDIMENTO

Lava e asciuga le foglie di basilico. Inserisci tutti gli ingredienti nel frullatore, frullando a più riprese per non far surriscaldare le lame. Per rendere più fluido aggiungi un po’ di acqua.

Un pizzico di… storia – Tolstoj e crema nocciole e cioccolato

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nella scorsa puntata vi ho parlato di Mary Shelley. Oggi è il momento di uno dei più grandi scrittori mai esistiti: Lev Tolstoj.

Un altro vegetariano famoso che ci ha offerto la storia è lo scrittore russo Lev Tolstoj (1828 – 1910). Lo scrittore di “Guerra e pace”, dopo una profonda crisi esistenziale, spinto da un sentimento di purificazione interiore, decide di nutrirsi esclusivamente con pane, verdure e legumi, una scelta necessaria per una sana vita morale. Ma alla base della sua scelta non c’è solamente una motivazione ascetica bensì anche uno strenuo rifiuto di qualunque tipo di violenza.

Le sue motivazioni sono bene argomentate in “Il primo gradino”, una prefazione scritta al libro di Howard Williams ”The Ethics of Diet”.

Tolstoj afferma: “La prima tappa della vita morale è la temperanza, così come la prima tappa della temperanza è la sobrietà nel cibo. Cosa voglio dire? Che gli uomini, per diventare buoni, devono smettere di mangiare carne? Affatto. Io voglio solo dire che… se l’uomo cerca seriamente e sinceramente di progredire verso il bene, la prima cosa di cui si priverà sarà l’alimentazione di origine animale, perché il suo uso è immorale, perché comporta un’azione contraria alla morale ‒ l’assassinio ‒ causato solo da ingordigia e gola”.

In questo testo è presente anche una lunga, inquietante e terribilmente attuale descrizione di una visita fatta dallo Scrittore al mattatoio di Tula nel 1891.

Tolstoj è stato un grande sostenitore della non violenza e ha ispirato Ghandi con il quale ha anche intrattenuto una fitta corrispondenza. Ma di ciò ve ne parlo nel prossimo articolo.

CREMA ALLE NOCCIOLE E CIOCCOLATO

Per Tolstoj ci vuole una ricetta importante, golosa ma al contempo semplice. Con pochi ingredienti e, se possibile, che siano ingredienti di recupero, scarti che altrimenti butteremmo proprio come l’okara di nocciole che deriva dal latte di nocciole. Ecco una crema spalmabile che oltre a essere buona è anche raw e gluten free.

INGREDIENTI:
70 grammi di okara di nocciole tostate
100 grammi di massa di cacao (oppure di cioccolato crudo)
2 cucchiaini di sciroppo di agave
Latte di nocciola q. b.

PROCEDIMENTO:

A bagnomaria sciogli la massa di cacao, incorpora gli altri ingredienti, lascia raffreddare. Conserva in un barattolo di vetro in frigo anche per 10 giorni.

Un pizzico di… storia – Mary Shelley e olive verdi schiacciate

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sull’Illuminismo vi parlo di alcune personalità, più o meno note, che si contraddistinguono per la loro visione. Finalmente ho trovato notizie su una donna. La straordinaria Mary Shelley. Ovviamente non perché prima di lei non ci fossero donne vegetariane ma perché ben poche sono le donne di cui parlano i libri di storia.

Ma, prima di parlare dell’autrice di Frankestein, bisogna menzionare il (poco noto ai più) medico inglese William Lambe (1765 – 1847), considerato pioniere del veganesimo. Il dottor Lambe ritiene che una dieta di stampo vegetale e a base di acqua distillata possa curare diverse malattie e prova in prima persona, con successo, questo tipo di alimentazione.

Un paziente del Dottor Lambe, John Frank Newton (1767 – 1837), con l’intento di diffondere le idee del suo medico, nel 1887 pubblica The Return to Nature: Or a Defense of the Vegetable Regimen. Newton era anche seguace dello zoroastrismo, la religione fondata da Zarathustra di cui ho parlato nella prima puntata.

Mary Shelley

“The Return to Nature” e l’incontro con il suo autore influenzano i coniugi Shelley i quali adottano un regime vegetariano dichiarando di riscontrare notevoli vantaggi per la salute. Percy (1792 – 1822) e Mary Shelley (1797 – 1851) sviluppano anche una coscienza vegetariana che va oltre la motivazione salutistica, comprendendo quella etica. Scrivono due articoli sulla dieta di tipo vegetale e sostengono anche la necessità di consumare prodotti locali poiché nascendo in un determinato paese ci si adatta al suo ambiente naturale. Affermano addirittura che un inglese non deve consumare vini provenienti da altri paesi così come le spezie indiane!

Nell’articolo “A Vindication of Natural Diet” possiamo leggere:  “Il veganesimo vi darà longevità. Evitare la carne non significa automortificazione, ed è a vantaggio sia vostro che dell’ambiente naturale di cui fate parte. Sarete ricompensati per questo”

OLIVE VERDI SCHIACCIATE

Da piccola guardavo un cartone animato in cui Frankestein era di colore verde. Quindi potete comprendere da soli che tipo di associazione di idee mi è venuta in mente!

Le olive verdi schiacciate sono veramente golosissime. Ottime per un antipasto ma anche per farcire panini da portare in spiaggia e gustare in riva al mare.

INGREDIENTI:
Olive verdi
Peperoncini piccanti
Aglio
Semi di finocchio
Carote
Sedano
Origano secco
Sale
Olio EVO

PROCEDIMENTO:

Il procedimento di questa ricetta è un po’ lungo poiché le olive devono essere schiacciate (con una pietra piatta) e denocciolate una per una! Ma, con un po’ di fortuna, in alcuni mercati troverai chi ha fatto questo lavoro per te e potrai acquistarle già schiacciate e pronte per essere messe a bagno, in acqua fredda, per un paio di giorni così perderanno il sapore amaro.

Mi raccomando: cambia l’acqua almeno una volta al dì.

Quando le olive saranno diventate dolci falle sgocciolare per bene e ponile in un contenitore aggiungendo il peperoncino piccante tagliato a rondelle, l’aglio sminuzzato, i semi di finocchio, le carote e il sedano tagliati a cubetti piccoli, l’origano, una manciata di sale e abbonante olio EVO.

Così conciate possono durare anche 10 giorni in frigorifero. Se messe in un barattolo e ricoperte di olio posso durare anche un anno!

Un pizzico di… storia – L’Illuminismo e “pipi e patati” (peperoni e patate)

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Rinascimento passiamo all’Illuminismo.

Con l’Illuminismo la teorizzazione sui diritti degli animali diventa più strutturata e consapevole. Tutto ciò sposta la riflessione di alcuni pensatori sulla necessità di una dieta che non nasca da esseri che vengono soppressi e che soffrono.

Fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo ha luogo una vera rivoluzione vegetariana grazie alla teoria evoluzionista di Darwin, che dimostrò la continuità tra animali non umani e uomo (Dalla fabbrica alla forchetta, Agire Ora edizioni, Torino 2008, pag. 48).

In questo articolo è doveroso citare l’abate Condillac (1714 – 1780) il quale, nel suo Trattato sugli animali del 1755, afferma che gli animali hanno la stessa sensibilità degli uomini.

Personalità di spicco di questo periodo sono il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778), il quale consiglia una dieta vegetariana per rispetto verso gli animali e il giurista inglese Jeremy Bentham (1748 – 1832) strenuo sostenitore dei diritti degli animali e fondatore dell’utilitarismo. L’utilità deve guidare l’azione morale tenendo sempre presente che il fine deve essere un piacere duraturo che, però, non deve nascere da azioni dolorose per sé o per altri esseri viventi.

Il primo a scrivere un trattato organico e strutturato sul cibo vegetariano, il “Cibo pitagorico” è Vincenzo Corrado. Erudito brindisino nato nel 1736, canonico e maestro di cerimonie del principe di Francavilla, il cui sapere spaziava in molti campi.

PIPI E PATATI (PEPERONI E PATATE)

Come mai ho abbinato all’Illuminismo questa golosissima ricetta tipica calabrese? Semplicemente perché ne ho voglia. Si tratta di un tipico piatto estivo della mia regione d’origine (che in estate mi manca sempre di più). Ricetta ottima da gustare anche fredda ed è buonissima il giorno dopo. Quindi ci siamo! Buon appetito! Ah, vi ho scritto anche la variante col pomodoro.

Ps. Certo, è un piatto in cui è presente la frittura. Ma una volta tanto…!

INGREDIENTI
Mezzo chilo di patate silane
Mezzo chilo di peperoni verdi e tondi
Olio EVO 
Sale q. b.

PREPARAZIONE

Pela, lava e taglia a spicchi le patate. Lava, pulisci i peperoni togliendo i semi e il picciolo e dividili, in base alla grandezza, o in due o in quattro parti. Friggi in abbondante olio EVO i peperoni (così l’olio si insaporisce e conferisce maggiore sapore alle patate), raccoglili con una schiumaiola e falli sgocciolare sulla carta assorbente. Nello stesso olio friggi le patate e falle asciugare sulla carta assorbente. Metti i peperoni e le patate in una ciotola, sala e mescola bene.

VARIANTE COL POMODORO

In una padella ampia fai friggere a fuoco vivace in un po’ di olio EVO uno spicchio d’aglio e 4 pomodorini dolci oppure 2 grandi. Aggiungi i peperoni e le patate già fritte e fai insaporire per un paio di minuti. Anche questo piatto è ottimo da gustare freddo e saporitissimo il giorno dopo. 

Un pizzico di… storia – Il Rinascimento e frittelle di fiori

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Medioevo è arrivato il momento del Rinascimento.

Durante il Rinascimento, l’Italia primeggia sugli stati europei non solo per l’arte e la cultura, per le trasformazioni e le innovazioni, ma anche sul piano della gastronomia. Presso le varie corti si svolgono banchetti sfarzosi dove opulenza ed eleganza sono le parole d’ordine; vengono rivalutati ortaggi e verdure che sono presentati ai commensali sotto forma di ricette elaborate; è anche l’epoca in cui nasce l’arte dell’alta pasticceria e della confetteria.

Caterina De’ Medici esporta in Francia il gusto, la raffinatezza e le ricette della sua Firenze: da questo momento la cucina diventa arte.

Uno dei più famosi vegetariani della storia è Leonardo da Vinci. Al genio del rinascimento è attribuito un libro di ricette realizzate esclusivamente con frutti e verdure. Inoltre, Giorgio Vasari, nelle Vite, ci racconta un aneddoto particolare: “Passeggiando tra le bancarelle del mercato a Firenze, un giorno Leonardo si imbatté in un venditore di uccellini, tutti, ovviamente, chiusi in gabbia. Commosso fino alle lacrime, il grande artista li comprò tutti e poi li lasciò volare via, liberi.”.

Il Genio, nei suoi Appunti scrisse: “verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, e anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto”.

Nello stesso periodo, l’umanista e gastronomo Bartolomeo Sacchi (1421 – 1481) scrive De honesta voluptate et valitudine, il primo libro di gastronomia italiana dopo quello di Apicio (25 a. C. – 37 d. C.). La sua è una visione rivoluzionaria, grande attenzione viene posta alla valorizzazione dei cibi e al gusto per il mangiare. Molti piatti proposti sono vegetariani e veramente innovativi per l’epoca.

Nella sua opera più famosa, Elogio della Follia (Erasmo da Rotterdam, Paolo Sanasi a cura di, Elogio della Follia, edizione Acrobat, Siena), Erasmo da Rotterdam (1469 ca. – 1536) fa parlare la Follia che affronta con violenza satirica i costumi dell’epoca in cui l’umanista vive. Erasmo non fa sconti a nessuno e ironizza sui nobili che provano “un incredibile piacere tutte le volte che sentono il suono cupo del corno e l’abbaiare dei cani” (Erasmo da Rotterdam, Cit. pag. 16). I gesti ieratici del signore che insegue, uccide, squarta, ammirato dalla folla che lo circonda, sembra elevarlo nella sua nobiltà, e la selvaggina che divora lo fa sentire un re mentre non è altro che una belva feroce.

Il “dispiacere” (Michel de Montaigne, Della crudeltà, Adelphi, Milano 1992, pag. 559) che Montaigne (1533 – 1592) prova per la sofferenza degli animali lo porta a riflettere sulla crudeltà degli uomini e ad affermare, includendo anche il mondo vegetale tra le creature viventi, che “un certo rispetto e un generale dovere di umanità… ci lega non solo alle bestie che hanno vita e sentimento ma anche agli alberi e alle piante” (de Montaigne, Cit. Pag. 560).

Frittelle di fiori di zucchina

Il Rinascimento mi fa inevitabilmente pensare alla Primavera del Botticelli. Quindi ho abbinato un piatto semplice ma che è un’esplosione di gusto. Le frittelle di fiori di zucchina. Le frittelle più buone sono sempre quelle mangiate di nascosto mentre la mamma le frigge.

INGREDIENTI

2 mazzetti di fiori di zucchina

Farina q. b.

Acqua gassata fredda

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio per frittura

PROCEDIMENTO

Lava con delicatezza i fiori di zucchina e privali dei pistilli. Tagliali grossolanamente con le mani. In una boule prepara una pastella con la farina e l’acqua gassata. Mescola prestando attenzione che non sia né troppo liquida né troppo solida. Alla fine aggiungi il sale e il pepe nero. Versa nella pastella i fiori di zucchina tagliuzzati e mescola per bene. Friggili in olio abbondante il preparato prendendolo di volta in volta con un cucchiaio. Quando le frittelle sono dorate mettile ad asciugare sulla carta assorbente e servile ben calde. P.s.: i fiori di zucchina puoi pure lasciarli interi e immergerli singolarmente nella pastella.