Un pizzico di… storia – Mary Shelley e olive verdi schiacciate

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sull’Illuminismo vi parlo di alcune personalità, più o meno note, che si contraddistinguono per la loro visione. Finalmente ho trovato notizie su una donna. La straordinaria Mary Shelley. Ovviamente non perché prima di lei non ci fossero donne vegetariane ma perché ben poche sono le donne di cui parlano i libri di storia.

Ma, prima di parlare dell’autrice di Frankestein, bisogna menzionare il (poco noto ai più) medico inglese William Lambe (1765 – 1847), considerato pioniere del veganesimo. Il dottor Lambe ritiene che una dieta di stampo vegetale e a base di acqua distillata possa curare diverse malattie e prova in prima persona, con successo, questo tipo di alimentazione.

Un paziente del Dottor Lambe, John Frank Newton (1767 – 1837), con l’intento di diffondere le idee del suo medico, nel 1887 pubblica The Return to Nature: Or a Defense of the Vegetable Regimen. Newton era anche seguace dello zoroastrismo, la religione fondata da Zarathustra di cui ho parlato nella prima puntata.

Mary Shelley

“The Return to Nature” e l’incontro con il suo autore influenzano i coniugi Shelley i quali adottano un regime vegetariano dichiarando di riscontrare notevoli vantaggi per la salute. Percy (1792 – 1822) e Mary Shelley (1797 – 1851) sviluppano anche una coscienza vegetariana che va oltre la motivazione salutistica, comprendendo quella etica. Scrivono due articoli sulla dieta di tipo vegetale e sostengono anche la necessità di consumare prodotti locali poiché nascendo in un determinato paese ci si adatta al suo ambiente naturale. Affermano addirittura che un inglese non deve consumare vini provenienti da altri paesi così come le spezie indiane!

Nell’articolo “A Vindication of Natural Diet” possiamo leggere:  “Il veganesimo vi darà longevità. Evitare la carne non significa automortificazione, ed è a vantaggio sia vostro che dell’ambiente naturale di cui fate parte. Sarete ricompensati per questo”

OLIVE VERDI SCHIACCIATE

Da piccola guardavo un cartone animato in cui Frankestein era di colore verde. Quindi potete comprendere da soli che tipo di associazione di idee mi è venuta in mente!

Le olive verdi schiacciate sono veramente golosissime. Ottime per un antipasto ma anche per farcire panini da portare in spiaggia e gustare in riva al mare.

INGREDIENTI:
Olive verdi
Peperoncini piccanti
Aglio
Semi di finocchio
Carote
Sedano
Origano secco
Sale
Olio EVO

PROCEDIMENTO:

Il procedimento di questa ricetta è un po’ lungo poiché le olive devono essere schiacciate (con una pietra piatta) e denocciolate una per una! Ma, con un po’ di fortuna, in alcuni mercati troverai chi ha fatto questo lavoro per te e potrai acquistarle già schiacciate e pronte per essere messe a bagno, in acqua fredda, per un paio di giorni così perderanno il sapore amaro.

Mi raccomando: cambia l’acqua almeno una volta al dì.

Quando le olive saranno diventate dolci falle sgocciolare per bene e ponile in un contenitore aggiungendo il peperoncino piccante tagliato a rondelle, l’aglio sminuzzato, i semi di finocchio, le carote e il sedano tagliati a cubetti piccoli, l’origano, una manciata di sale e abbonante olio EVO.

Così conciate possono durare anche 10 giorni in frigorifero. Se messe in un barattolo e ricoperte di olio posso durare anche un anno!

LA RICETTA IN DIRETTA RADIO – Melanzane ripiene (tutte vegetali!)

Finito il periodo di chiusura causa Covid, finalmente ritorno a trasmettere il programma dagli studi radiofonici di RTM. Con tanto di vero microfono e telecamere. Ah, che bellezza!

Ecco per voi la ricetta in diretta delle melanzane ripiene. Ovviamente in versione veg ma, non per questo, meno buone. Anzi… e sono pure più leggere!! Un piatto della tradizione, sia calabrese sia siciliana, che ho rivisitato con ottimi risultati. Provare per credere!!

INGREDIENTI PER  4 PERSONE
4 melanzane medie
200 grammi di pane casareccio raffermo
Lievito alimentare in scaglie
Mozzarisella
Olive nere denocciolate tagliate a pezzettini
Capperi
Basilico
Uno spicchio di aglio
Prezzemolo
Sale q. b.
Pepe nero q. b.
Olio EVO

PROCEDIMENTO
Taglia le melanzane a metà (in lungo) e falle bollire in acqua salata. A cottura ultimata scolale. Intanto trita grossolanamente il pane raffermo. Quando le melanzane si saranno intiepidite, togli la polpa e tagliuzzala in una ciotola. Quindi unisci il pane tritato grossolanamente, il parmigiano vegetale, la mozzarisella, i pezzetti di olive nere, i capperi, l’aglio tritato, l’olio EVO, il prezzemolo e un pizzico di pepe nero. Mescola per bene e usa l’impasto per riempire le metà delle melanzane. Disponi le metà in una teglia ben oliata e inforna a 180° per circa mezz’ora, finché non si formerà una crosticina dorata. Puoi servirle anche fredde.

Un pizzico di… storia – L’Illuminismo e “pipi e patati” (peperoni e patate)

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Rinascimento passiamo all’Illuminismo.

Con l’Illuminismo la teorizzazione sui diritti degli animali diventa più strutturata e consapevole. Tutto ciò sposta la riflessione di alcuni pensatori sulla necessità di una dieta che non nasca da esseri che vengono soppressi e che soffrono.

Fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo ha luogo una vera rivoluzione vegetariana grazie alla teoria evoluzionista di Darwin, che dimostrò la continuità tra animali non umani e uomo (Dalla fabbrica alla forchetta, Agire Ora edizioni, Torino 2008, pag. 48).

In questo articolo è doveroso citare l’abate Condillac (1714 – 1780) il quale, nel suo Trattato sugli animali del 1755, afferma che gli animali hanno la stessa sensibilità degli uomini.

Personalità di spicco di questo periodo sono il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778), il quale consiglia una dieta vegetariana per rispetto verso gli animali e il giurista inglese Jeremy Bentham (1748 – 1832) strenuo sostenitore dei diritti degli animali e fondatore dell’utilitarismo. L’utilità deve guidare l’azione morale tenendo sempre presente che il fine deve essere un piacere duraturo che, però, non deve nascere da azioni dolorose per sé o per altri esseri viventi.

Il primo a scrivere un trattato organico e strutturato sul cibo vegetariano, il “Cibo pitagorico” è Vincenzo Corrado. Erudito brindisino nato nel 1736, canonico e maestro di cerimonie del principe di Francavilla, il cui sapere spaziava in molti campi.

PIPI E PATATI (PEPERONI E PATATE)

Come mai ho abbinato all’Illuminismo questa golosissima ricetta tipica calabrese? Semplicemente perché ne ho voglia. Si tratta di un tipico piatto estivo della mia regione d’origine (che in estate mi manca sempre di più). Ricetta ottima da gustare anche fredda ed è buonissima il giorno dopo. Quindi ci siamo! Buon appetito! Ah, vi ho scritto anche la variante col pomodoro.

Ps. Certo, è un piatto in cui è presente la frittura. Ma una volta tanto…!

INGREDIENTI
Mezzo chilo di patate silane
Mezzo chilo di peperoni verdi e tondi
Olio EVO 
Sale q. b.

PREPARAZIONE

Pela, lava e taglia a spicchi le patate. Lava, pulisci i peperoni togliendo i semi e il picciolo e dividili, in base alla grandezza, o in due o in quattro parti. Friggi in abbondante olio EVO i peperoni (così l’olio si insaporisce e conferisce maggiore sapore alle patate), raccoglili con una schiumaiola e falli sgocciolare sulla carta assorbente. Nello stesso olio friggi le patate e falle asciugare sulla carta assorbente. Metti i peperoni e le patate in una ciotola, sala e mescola bene.

VARIANTE COL POMODORO

In una padella ampia fai friggere a fuoco vivace in un po’ di olio EVO uno spicchio d’aglio e 4 pomodorini dolci oppure 2 grandi. Aggiungi i peperoni e le patate già fritte e fai insaporire per un paio di minuti. Anche questo piatto è ottimo da gustare freddo e saporitissimo il giorno dopo. 

Un pizzico di… storia – Il Rinascimento e frittelle di fiori

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo la puntata sul Medioevo è arrivato il momento del Rinascimento.

Durante il Rinascimento, l’Italia primeggia sugli stati europei non solo per l’arte e la cultura, per le trasformazioni e le innovazioni, ma anche sul piano della gastronomia. Presso le varie corti si svolgono banchetti sfarzosi dove opulenza ed eleganza sono le parole d’ordine; vengono rivalutati ortaggi e verdure che sono presentati ai commensali sotto forma di ricette elaborate; è anche l’epoca in cui nasce l’arte dell’alta pasticceria e della confetteria.

Caterina De’ Medici esporta in Francia il gusto, la raffinatezza e le ricette della sua Firenze: da questo momento la cucina diventa arte.

Uno dei più famosi vegetariani della storia è Leonardo da Vinci. Al genio del rinascimento è attribuito un libro di ricette realizzate esclusivamente con frutti e verdure. Inoltre, Giorgio Vasari, nelle Vite, ci racconta un aneddoto particolare: “Passeggiando tra le bancarelle del mercato a Firenze, un giorno Leonardo si imbatté in un venditore di uccellini, tutti, ovviamente, chiusi in gabbia. Commosso fino alle lacrime, il grande artista li comprò tutti e poi li lasciò volare via, liberi.”.

Il Genio, nei suoi Appunti scrisse: “verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, e anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto”.

Nello stesso periodo, l’umanista e gastronomo Bartolomeo Sacchi (1421 – 1481) scrive De honesta voluptate et valitudine, il primo libro di gastronomia italiana dopo quello di Apicio (25 a. C. – 37 d. C.). La sua è una visione rivoluzionaria, grande attenzione viene posta alla valorizzazione dei cibi e al gusto per il mangiare. Molti piatti proposti sono vegetariani e veramente innovativi per l’epoca.

Nella sua opera più famosa, Elogio della Follia (Erasmo da Rotterdam, Paolo Sanasi a cura di, Elogio della Follia, edizione Acrobat, Siena), Erasmo da Rotterdam (1469 ca. – 1536) fa parlare la Follia che affronta con violenza satirica i costumi dell’epoca in cui l’umanista vive. Erasmo non fa sconti a nessuno e ironizza sui nobili che provano “un incredibile piacere tutte le volte che sentono il suono cupo del corno e l’abbaiare dei cani” (Erasmo da Rotterdam, Cit. pag. 16). I gesti ieratici del signore che insegue, uccide, squarta, ammirato dalla folla che lo circonda, sembra elevarlo nella sua nobiltà, e la selvaggina che divora lo fa sentire un re mentre non è altro che una belva feroce.

Il “dispiacere” (Michel de Montaigne, Della crudeltà, Adelphi, Milano 1992, pag. 559) che Montaigne (1533 – 1592) prova per la sofferenza degli animali lo porta a riflettere sulla crudeltà degli uomini e ad affermare, includendo anche il mondo vegetale tra le creature viventi, che “un certo rispetto e un generale dovere di umanità… ci lega non solo alle bestie che hanno vita e sentimento ma anche agli alberi e alle piante” (de Montaigne, Cit. Pag. 560).

Frittelle di fiori di zucchina

Il Rinascimento mi fa inevitabilmente pensare alla Primavera del Botticelli. Quindi ho abbinato un piatto semplice ma che è un’esplosione di gusto. Le frittelle di fiori di zucchina. Le frittelle più buone sono sempre quelle mangiate di nascosto mentre la mamma le frigge.

INGREDIENTI

2 mazzetti di fiori di zucchina

Farina q. b.

Acqua gassata fredda

Sale q. b.

Pepe nero q. b.

Olio per frittura

PROCEDIMENTO

Lava con delicatezza i fiori di zucchina e privali dei pistilli. Tagliali grossolanamente con le mani. In una boule prepara una pastella con la farina e l’acqua gassata. Mescola prestando attenzione che non sia né troppo liquida né troppo solida. Alla fine aggiungi il sale e il pepe nero. Versa nella pastella i fiori di zucchina tagliuzzati e mescola per bene. Friggili in olio abbondante il preparato prendendolo di volta in volta con un cucchiaio. Quando le frittelle sono dorate mettile ad asciugare sulla carta assorbente e servile ben calde. P.s.: i fiori di zucchina puoi pure lasciarli interi e immergerli singolarmente nella pastella.

Un pizzico di… storia – Il Medioevo e brasato di seitan

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Nel percorso attraverso la storia siamo arrivati al Medioevo, epoca nella quale i vegetariani vengono perseguitati per via del pensiero dominante imposto da Tommaso d’Aquino (1225 – 1274) secondo il quale gli animali (e le donne) non avrebbero l’anima.

I cristiani che si rifiutano di uccidere gli animali sono accusati di eresia e impiccati in pubblica piazza. Molti gruppi, come i Catari, che ambivano a tornare a un cristianesimo delle origini e a nutrirsi solo con prodotti naturali, sono perseguitati e sterminati.

Durante questa epoca, la carne diviene una sorta di status symbol: è un alimento per i ricchi i quali hanno tempo per dedicarsi alla caccia e hanno la possibilità di conservare la carne sotto sale o aromatizzarla con le preziose spezie che giungono dall’Oriente.

Dall’altra parte, alla base dell’alimentazione dei più poveri ci sono le verdure e i cereali, soprattutto orzo, segale e miglio, quando anche questi alimenti non scarseggiano a causa di carestie e saccheggi. I giorni in cui la chiesa impone il digiuno sono visti solamente come un rimedio alle pulsioni del corpo.

Brasato di seitan

Il brasato di seitan, piatto veramente succulento, è la prima ricetta che mi viene in mente pensando all’epoca medioevale. Forse per i colori, forse le l’immaginario al quale rimanda. Forse perché il Medioevo mi fa venire in mente l’inverno e il freddo e questa ricetta e spiccatamente invernale.

INGREDIENTI

500 grammi di seitan al naturale

Mezzo litro di vino rosso (di rigore bisognerebbe usare il Barolo, in ogni caso che sia di buona qualità)

Due carote

Una costa di sedano

Una cipolla rossa di Tropea

Due foglie di alloro

Un rametto di rosmarino

Tre foglioline di salvia

Ginepro q. b.

Chiodi di garofano q. b.

Sale integrale q. b.

Pepe bianco q. b.

Olio evo q. b.

PROCEDIMENTO

In una ciotola metti il vino, il seitan, le verdure tagliate a pezzettoni e gli aromi. Aggiungi sale e pepe e lascia marinare per 4 ore. Passato il tempo della marinatura, metti il tutto in una pentola e cuoci a fuoco lento. Quando il seitan si è ammorbidito mettilo da parte e, con un minipimer a immersione, passa le verdure e il liquido di cottura per realizzare la restrizione da accompagnare al seitan.