Un pizzico di storia – Buddha e la mia torta

Sono numerosi i filosofi, gli scrittori e gli artisti che, nel corso della storia, hanno abbracciato una visione nettamente opposta al pensiero dominante che vede gli animali in una posizione subalterna rispetto a quella occupata dall’uomo.

Dopo aver parlato di Pitagora e Platone torniamo in Asia dove, grazie alla diffusione delle religioni basate sulla non violenza, il buddismo, il giainismo e l’induismo, si diffonde il vegetarianesimo.

Buddha (566 – 486 a. C.) e Mahavira, il fondatore del giainismo (599 – 527 a. C.), divulgano il concetto di ahisma, termine sanscrito che significa appunto “non violenza”, e affermano il rispetto e la compassione per ogni forma di vita.

Nel Lankavatara Sutra (un testo buddista della tradizione Mahayana), al Buddha viene attribuita la dichiarazione: “Per mantenere la sua purezza, l’anima illuminata deve astenersi dal mangiare carne, che è nata dallo sperma e dal sangue. Chi segue la disciplina, per raggiungere la compassione deve astenersi dal mangiare carne per non causare terrore negli altri esseri viventi. Non è ammissibile mangiare carne di animali uccisi da qualcun altro o uccisi per altri motivi. Il consumo di carne, in qualsiasi forma, è proibito una volta per tutte, senza eccezioni. Non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetto ora e non lo permetterò mai” (Lankavatara Sutra, edizioni Astrolabio, Ubaldini – Roma 2013).

Nell’antica religione induista, praticata soprattutto in India, è vietato il consumo di qualunque tipo di carne. Alcuni animali, come la mucca, sono sacri poiché ritenuti reincarnazioni di divinità. È permesso nutrirsi di prodotti di derivazione animale. La scelta vegetariana è dettata da ragioni ascetiche poiché il suo consumo porterebbe ad assumere i tratti animaleschi che vengono impressi nella carne al momento dell’uccisone dell’animale. Ci sono addirittura alcune città indiane, come Rishikesh, nelle quali è vietato mangiare carne, pesce e uova ed è impossibile trovare questi prodotti in vendita né tantomeno introdurli.
Ovviamente esistono delle eccezioni in base alle varie correnti religiose e alle aree geografiche nelle quali queste sono praticate. A esempio i brahmani del Kashmir mangiano carne di montone.

Il giainismo applica regole molto rigide nell’ambito dell’alimentazione, basate sul principio della non violenza. Oltre agli alimenti di derivazione animale, questa religione bandisce tutti i prodotti che derivano dallo sfruttamento degli esseri umani, un esempio è il caffè non equo solidale.

Torta al cacao (la mia preferita)

Ho scelto di associare la torta al cacao alla figura di Buddha per un’analogia con un episodio della sua vita raccontato da Nichiren Daishonin, monaco buddista giapponese nato nel 1222. C’erano due ragazzi che, non avendo nulla, offrirono a Shakyamuni una torta di fango. Il maggiore dei due, proprio per la sincerità del suo spirito di offerta, rinacque nelle vesti di un grande sovrano.

Si tratta di una torta senza zucchero, estremamente semplice e sana. Come Gioia in Cucina vuole.

INGREDIENTI

230 grammi di farina integrale

20 grammi di cacao amaro

100 di uvetta passa

6 grammi di bicarbonato

30 grammi di aceto di mele

190 grammi di acqua

60 grammi di olio EVO

PROCEDIMENTO

Nel bicchiere del minipimer a immersione ammolla, per almeno due, ore l’uvetta nell’acqua. Dopo frullala. In una ciotolina unisci il bicarbonato e l’aceto di mele. In una ciotola unisci la farina e il cacao. Aggiungi il composto di uvetta e acqua e l’olio. Aggiungi il lievito (ossia bicarbonato e aceto di mele) e mescola per bene . Versa il composto in una teglia di 20 cm e inforna per 40 minuti in forno preriscaldato a 180°.

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